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L’Imperatore e Garibaldi - Padergnone

190529 laroda 1310Nella cornice suggestiva di Sottovi a Padergnone perfino il tempo s’è preso la briga di smettere le bizze per ascoltare, la Compagnia Filostorica di Padergnone

PADERGNONE - Perfino il tempo s’è preso la briga di smettere le bizze per ascoltare, domenica 26 maggio, la Compagnia Filostorica di Padergnone e la Corale dei Molini rievocare le drammatiche vicende di Sottovi nell’aprile del 1848.
E, insieme col tempo, numerosissimi spettatori, giunti a Sottovi dalla piazza del Municipio in corteo e  preceduti dagli attori e dalle comparse in costume, hanno approfittato della cortese accoglienza della famiglia Dorigoni, proprietaria dei luoghi, per sentire le appassionate testimonianze riproposte dalle figure di Candido Beatrici Remedi e di Fortunata Bonomi Nàtele, che all’epoca erano ancora bambini, ed erano da poco stati protagonisti della storica intervista effettuata dal patriota Prospero Marchetti junior, che nel giugno del 1909 aveva fissato col lapis le loro parole sulla carta. Che fèvei chi i taliani? – chiede curioso il giovanissimo Bèpi.
Te devi savér, popo – gli risponde saggio il vecchio Candido –, che a quei tempi g’era l’Garibaldi, che ‘l diseva che bisognava nar anca noi coi taliani: ma l’era tut robe da siori … l’è ben vera che noi parlàn come i taliani, ma sen sempre stadi guernadi dai todeschi … Intanto il coro riproponeva le canzoni dei volontari o Corpi Franchi, con le quali essi s’illudevano di poter raggiungere Trento per scacciarvi le milizie imperiali: … l'armata se ne va; se non partissi anch'io sarebbe una viltà!
C’erano allora, dalle nostre parti, e a seconda dei ceti e della collocazione geografica, sentimenti diversi per patrie contrapposte: l’era a quei da Trènt che ghe piaséva i taliani – precisa la Nàtele – e a quéi da Trent che g’aveva roba chi da noi. Come contrapposti, fin anche nella melodia e nel ritmo, sono apparsi, per l’occasione, l’Inno imperiale asburgico e l’Inno di Garibaldi. Da una parte:
duri eterno questo Impero, salvi Iddio l'Imperator; dall’altra: .. su tutti col fuoco d'Italia nel cor; va fuori d'Italia; va fuori ch'è l'ora, va fuori o stranier! La vicenda è stata sviscerata dai dialoghi fra i personaggi nei suoi principali aspetti. C’è l’ingenuità militare di volontari che si fanno intrappolare fra le milizie imperiali e il lago, pensando di potersi riparare nel maso o fuggire dalla penisola: me pòr papà – ricorda il Candido –‘l gh’ha dit: ‘ne gió da la valéta e po’ ne su dai boschi, che chi gh’è ‘l lac’; ma no i gh’ha dat da ment … C’è la spietatezza della legge marziale: … i li aveva mandadi chì per parar via i ‘banditi’ – spiega la Carmelina –, perché i taliani i era senza divisa, come se i fussa mascalzoni …C’è l’interrogativo se basti il patriottismo per giustificare comunque la violenza:
ma volé capirla che quei taliani lì i era vegnudi chi per copàr? – apostrofa severa la guardia comunale; ma se no i ha sbarà gnanca ‘n colp – ribatte timida la Gusta; perché no i g’ha avù ‘l temp de farlo – replica perentorio il suo interlocutore.
C’è poi la questione se siano sufficienti le ragione della difesa del territorio per dare la morte a gente ormai disarmata, per poi gettarla in una fossa comune senza nemmeno preoccuparsi di conoscere i loro nomi: anca dopo morti – accusa la battagliera Gioàna – i l’ha sotradi gió tuti ‘nsema come le bestie ... e perché quei siori... Larcher ... i l’ha sepolidi a tant a tant, i g’ha anca rimess zento fiorini de multa ... E infine, c’è la domanda se la concessione dell’estrema unzione basti a giustificare la deroga al quinto comandamento del buon Dio: ma varda ti se gh’en sarà dent – si meraviglia lo Stèfen – prima i ghe procura l’oio sant, e po’ i li copa a fusilade; enfàti – precisa la Rosa – , arquanti i l’ha volest ma arquanti i gh’ha dit de no; e alla protesta di don Vigilio: bele robe da veri miscredenti, chiude definitivamente i conti lo Stèfen: g’ho idea che per lori l’oio sant de l’Austria non l’era quel del Sioredio...

Foto: Marco Miori

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