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Aggiornato il:22 Settembre 20:43.

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La grande incompiuta - Lettere al giornale

120530 Ciclabile Sarca 002La grande incompiuta è la pista ciclopedonale Torbole – Cadine che dovrebbe permettere la percorrenza di tutto l’Alto Garda e della Valle dei Laghi.

VALLE DEI LAGHI  - Purtroppo questo progetto iniziato ormai da molti anni, sembra essersi arrenato o programmato senza una corretta analisi dell’importanza di questa infrastruttura turistica. Nel tempo si è assistito a un’evoluzione del concetto percorso ciclabile, da una superficie utile a suddividere i ciclisti dal traffico automobilistico, si è passati a considerarla una possibilità di svago e sport sia pedonale sia ciclistico. Oggi credo che si possa considerarla come un motivo di richiamo turistico per i territori sui quali è posta, da paragonare funzionalmente per l’importanza dell’economia né più né meno a una pista da sci sia da fondo sia da discesa e pertanto richiede analoga attenzione nella progettazione e nella realizzazione in rapporto ai prevedibili utilizzatori.
Come in una stazione sciistica l’inconsistenza di piste porterebbe a risultati economici e ambientali insoddisfacenti, analogamente una struttura ciclabile deve essere portata a compimento in tempi logici anche considerando le ricadute positive che si distribuiscono sul territorio interessato. Il tratto. ambientalmente molto valido e di sicuro richiamo che risale da Dro a Sarche è penalizzato, per frequentatori di ridotte capacità fisiche, del tratto ripido poco a monte della centrale di Fies. Posso testimoniare dello sconcerto di una famigliola germanica ferma a valle di tale tratto avendo un rimorchietto per il trasporto di un bimbo e due altri bimbetti di qualche anno più grandi. Questa è una tipologia di turisti, definiti targhet dai pubblicitari, ai quali dare grande attenzione, la pista non deve essere solo destinata a robusti ed allenati giovanotti. La mia non vuole essere una critica alle persone e agli uffici che hanno progettato quest’opera, ma ritengo che i parametri presi in considerazione al tempo ormai siano cambiati andando più su un utilizzo con consistente ricaduta economica per i territori coinvolti e con un ampliamento nel tempo di utilizzo e della fascia di utilizzatori. Altro problema male risolto è l’arrivo a Sarche.
Senza alcuna indicazione il ciclista viene abbandonato su uno stretto marciapiede lungo il quale dovrebbe svolgersi un movimento bidirezionale, oppure immettersi su un tratto di strada statale molto trafficato con un attraversamento per chi vuole uscire da Sarche per immettersi sulla pista stessa. Mancano successivamente indicazioni di dove il ciclista può dirigersi, almeno in analogia a quanto trova a Dro, con tabelle e con sagome sull’ asfalto, si deve ricordare che il turista va assistito, quasi coccolato per fare in modo che si trovi a proprio agio. Qui però si arriva al punto più dolente e irrisolto, il percorso tra Sarche e Vezzano, dove si collega all’interessante tratto già realizzato che arriva nella zona di Terlago cioè il percorso lungo il lago di Toblino.
La strada statale 245 bis tra Dro e Cadine è praticamente una strada di montagna però con un intenso traffico da pianura, stretta e con curve senza visibilità o quasi a gomito. Chi si avventura in bici in tale traffico corre rischi e ne esce stressato e perciò la realizzazione di percorsi destinati a togliere il traffico delle due ruote è una urgenza inderogabile. La misera ma suggestiva passeggiata pedonale realizzata ormai una ventina di anni fa lungo la sponda del lago svolge solo in parte il compito di essere un valido richiamo per chi vuole godere di questo angolo di Trentino che ha una valenza di immagine turistica notevolissima, da paragonare alle Dolomiti o in Alto Adige al lago di Carezza o a Castel Tirolo, ma lo stretto parallelismo con la strada statale ed il suo rumoroso traffico ne riduce la godibilità. Per non parlare della carenza di parcheggi, del rischio di chi cerca di attraversare la strada e scavalcare il guardrail per ammirare il castello, della pericolosità della possibile distrazione di chi alla guida guarda il lago con un traffico di estremo pericolo. Questo tratto costituisce un vero tappo per chi vuole percorrere in bicicletta tutta la Valle fino al Garda o viceversa. La soluzione è facilmente risolvibile in analogia a quanto è stato fatto per la strada della Sesena in Giudicarie: si allarga la strada statale di circa 4 metri verso monte realizzando verso il lago la pista ciclabile in analogia a quanto già esistente tra Sarche e la Toresella. Si può in tal modo allargare anche la statale aumentando così la sicurezza anche per il traffico automobilistico. Inoltre si avrebbe anche un miglioramento per la passeggiata pedonale con l’ allontanamento del disturbo e l’ eliminazione dell’ antiestetica sequenza di plastica semidistrutta. Davanti alla sicurezza si devono trovare le risorse necessarie che non sarebbero particolarmente elevate anche in considerazioni del consistente esborso che la PAT intende fare per una illogica, pericolosa e impattante pista a sbalzo tra Limone e Riva. Illogica in quanto va ad incrementare la presenza turistica in una area quella dell’ Alto Garda che già attualmente si presenta al limite funzionale di godibilità. Pericolosa in quanto sormontata da balze rocciose instabili che hanno costretto in fasi successive all’ allontanamento in galleria di lunghi tratti della Strada Statale realizzata negli anni Trenta. Impattante in quanto costituisce un alterazione paesaggistica di un ambiente delicato, con la necessaria eliminazione della vegetazione, della posa in opera di strutture metalliche e di opere di protezione dalla caduta di massi. Ne fa fede la problematicità della sovrastante Ponale. Si ha l’ impressione che i governanti provinciali siano portati a dare più finanziamenti a chi ha di più e meno a chi ha poco o niente. Riva e Torbole non hanno bisogno di aumentare l’ afflusso turistico tanto che si parlava di instaurare un numero chiuso per i mesi più affollati. Penso sia meglio avere un polmone per espandere gli spazi utilizzabili dai turisti e questi spazi sono realizzabili in territorio Trentino, aumentando il collegamento con la Valle dei Laghi nel suo complesso, cioè anche con la Valle di Cavedine, Lagolo e il Bondone versante occidentale. Naturalmente questo comporta di integrare meglio l’ attività di promozione nel collegamento con il Garda e in questo la Valle dei Laghi dimostra da tempo una assoluta carenza. Non sembra che abbia portato notevole sviluppo per la Valle dei Laghi l’ abbinamento nella APT di Trento Monte Bondone e Valle dei Laghi. Tranne che lungo la Statale non sono aumentati gli esercizi alberghieri o di ristorazione, forse se ne sono chiusi alcuni di più, questo sicuramente non per carenze della APT stessa e delle persone che vi operano. Bensì questo è per avere adottato una unione tra territori che hanno diverse necessità e caratteristiche. Trento ha bisogno di fare grandi numeri per far lavorare la propria struttura ricettiva, ed ecco il Mercatino di Natale, le Vigiliane, il Festival dell’ Economia, la Charly Gaul ecc. La Valle ha bisogno invece di un turismo più tranquillo che però abbia una durata stagionale più lunga e più diffusa sul territorio, che possa portare i turisti ad occupare gli agritur, i BB, i pochi alberghi esistenti i ristoranti per periodi più lunghi. Per la APT di Trento questo forse è dispersivo, lo testimonia d’ altronde l’ assenza di sua azione promozionale in occasione del Bike Festival di maggio a Riva, ove sono presenti invece tutte le sue consorelle trentine, che hanno valutato questo evento molto importante vista la enorme affluenza di appassionati dal Nord Europa.
Il marchio Valle dei Laghi è inoltre praticamente poco impattante abbinato com’è nella dicitura Trento-Monte Bondone-Valle dei Laghi, e sappiamo che il marchio è fondamentale per farsi conoscere anche perché utilizzato nel passa parola, porta ad una corretta identificazione con significativi incrementi di arrivi. Esempio negativo è la posizione praticamente nascosta degli uffici di Vezzano. A questo punto c’è anche da chiedersi se ha fatto bene al territorio avere una Comunità di Valle di dimensioni eccessivamente ristrette, oggi quasi obsoleta dopo la riunificazione da sei a soli tre comuni abbastabza coesi tra di loro. La Valle dei Laghi è orograficamente e a livello ambientale identificabile fino alla fine delle Marocche cioè quasi a Dro. In questo caso le due comunità hanno un confine derivante da una situazione amministrativa ma non ininfluente nella organizzazione del territorio come avviene invece quando i confini sono sulle creste delle montagne. Parte della Piana del Sarca è in comune di Dro e pertanto della Comunità dell’ Alto Garda mentre l’ altra parte è Comunità Valle dei Laghi. Questo è significativo soprattutto per il lago di Cavedine nel lato ovest che fino ad oggi non ha avuto la logica attività di sviluppo.con la creazione ad esempio, di un intero sentiero pedonale che permetta di fare tutto il giro del lago vicino alle rive, sicuramente di buon richiamo soprattutto nelle stagioni fredde. Infatti c’è da ricordare che tutta la valle dal Garda fino a Terlago gode di un clima particolarmente mite con scarso innevamento e vi è la possibilità di percorrere sentieri ed anche vie di arrampicata in pieno inverno, cosa unica nelle intere Alpi. Inoltre la possibilità di una azione promozionale dei diversi castelli, da quelli di Riva Nago, di quello di Arco e Drena e Pietramurata, di quelli di Toblino e Madruzzo potrebbe avere un valore interessante se coordinato da una unica APT che può operare già oggi in modo diffuso su tutta l’ area gardesana che rappresenta uno dei poli turistici più importanti in Europa. Ritornando alle piste ciclabili esse possono svolgere un importante attività di promozione ed anche lavorative. Basta pensare alla San Candido-Lienz dove l’attività di noleggio bike giornaliero è di molte migliaia di unità, certo anche grazie al parallelismo con la linea ferroviaria, ma una attività di trasporto più funzionale di quanto esiste nel periodo estivo può avere una ricaduta economica interessante. Lungo le piste si possono posizionare le informazioni inerenti i punti di ristoro, possibilità di acquisti di prodotti tipici, di punti di interesse anche di secondaria importanza e limitrofi normalmente semisconosciuti ma interessanti. In conclusione le piste ciclabili o ciclopedonali per il territorio sono un pò come le arterie che distribuiscono l’ ossigeno in tutto il corpo e permettono la vita. In questo momento il tratto mancante tra Sarche e Vezzano è un pò come una occlusione delle vene con effetti negativi per la parte successiva del corpo, costringendo i sanitari ad intervenire in tempi brevi, così dovrebbe anche avvenire, speriamo, per il lago di Toblino.

Alberto Migliorini

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