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Aggiornato il:18 Settembre 21:43.

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Penne diverse, un'unica gente - Cavedine

170531 Gaggio 6Inaugurazione postazione controaerea sul monte Gaggio.

CAVEDINE - Il bosco trentino offre 500 milioni di alberi, piante dal diametro di almeno 10 centimetri: pini, abeti, larici, frassini, roverelle, betulle, carpini, acaci, faggi. E chi vuol rendersi conto di tale meraviglia faccia una passeggiata nel bosco poco sopra Cavedine sul monte Gaggio o Brusone. Godrà dello spazio aperto di prati circondati da piante slanciate verso il cielo in una singolare gara con la luce del sole che penetra creando scenari meravigliosi. Domenica 28 maggio 2017 alle ore 14.30 il Brusone si animava in maniera insolita: c’erano gli alpini del Gruppo di Cavedine, le compagnie Shützen di Vezzano e Lavis, i Kaiserschützen del 1° Reggimento Trento, la banda sociale di Cavedine che metteva in mostra le festanti divise come anticipo delle belle esecuzioni. Sotto tutti questi cappelli piumati di varia foggia ed appartenuti nel tempo a schieramenti opposti,un denominatore comune: la nostra gente che a dispetto delle diverse uniformi indossate ha mantenuto invariati i valori della generosità, della fratellanza, dell’aiuto al prossimo, della fede cristiana.

Chi arriva in auto deve parcheggiare nel prato appositamente a disposizione per poi salire a piedi per qualche centinaio di metri fino ad arrivare sulla quota più alta del monte Brusone. Il luogo è collocato in un punto strategico con la vista in fondo in direzione sud del lago di Cavedine, a ovest il Dain Grant e il Dain Picol messi dalla natura a difesa di Sarche, Pergolese e Pietramurata. Sullo sfondo verso nord il Gruppo Brenta e la Paganella, verso sud la piana di Arco ed un angolo del lago di Garda.

Una grande croce fatta con tronchi di un grosso pino attira l’attenzione e prepara l’animo di ciascuno per un momento che sarà prolungato, ma vissuto con sincero impegno e compostezza nel ricordo di avvenimenti, tristi avvenimenti della prima guerra mondiale. Il luogo era stato scelto dai militari austriaci per piazzare una contraerea che doveva fermare e abbattere aerei italiani che si avventuravano nel cielo per bombardare la sottostante centrale di Fies sul fiume Sarca. Un paziente, appassionato lavoro di ricerca ha ricostruito e collocato gli strumento bellici nei vari luoghi della postazione. La croce di pino parla da sola con la sua imponenza ed è lì come ad abbracciare gli alpini schierati da una parte e gli Schützen dall’altra. Il cerchio è chiuso dalla banda e da due lettori che con illustrano in maniera qualificata l’esperienza speciale volta a ricordare ciò che è avvenuto 100 anni fa in quel luogo. Vengono letti brani di lettere di soldati, familiari di Cavedine partecipi e direttamente coinvolti nel triste conflitto. La banda diretta dal maestro Roberto Garniga commenta con partecipazione accorata le letture eseguendo brani intonati alle vicende belliche: non può mancare “Katzenau” di Giacomo Sartori indimenticabile compositore di brani per complessini di mandolini, mandole e chitarre che si esibivano la domenica pomeriggiom nei giardini delle osterie trentine, poi “Ich hatte einen Kameraden” la poesia dell’eroe morto. Alcuni ragazzi, uno per ogni frazione, leggono gli 86 nomi dei caduti del comune. Tutto procede in maniera composta lineare e solenne. La giornata di sole, giornata veramente estiva è come un dono gradito per la composta serenità degli animi volti alla speranza perché se non è possibile dimenticare, è possibile perdonare e cercare di non ripetere gli errori commessi.

Don Renato Scoz sostituisce don Lugi Benedetti parroco e decano di Calavino impegnato per la messa alla chiesetta delle Coste. In maniera breve e schematica don Renato (con camice e stola) ricorda le vicende della sua famiglia di Martignano: il nonno Giovanni in Galizia, la nonna Maria con i primi 4 dei suo figli (che poi diventeranno 14) profuga in Moravia. C’era anche padre Modesto Scoz cappuccino come cappellano dei profughi. Don Renato ricorda un viaggio in Moravia a Viskov vicino a Brno insieme con Bepi Bonvecchio (“Sartorel” da Oltrecastello) nel 1982 nei luoghi dove Bepi ragazzino profugo faceva il guardiano di cavalli. Segue la benedizione della Corona che Schützen e alpini poseranno ai piedi della croce. Viene letta le preghiera della messa dell’Ascensione in lingua italiana e tedesca con l’invito a celebrare e vivere l’Ascensione come distacco dai vizi e dalle tendenze che ci trattengono appesantiti a terra. L’aspersione con l’acqua sembra dare refrigerio e freschezza al calore della giornata come a voler alleviare i ricordi di tempi molto impegnativi.

La banda di Cavedine conclude eseguendo gli inni: imperiale austriaco, italiano ed europeo . E’ il sigillo a un pomeriggio che non sarà dimenticato presto perché ricco di sentimenti umani , di emozioni rievocate con passione e competenza. Alpini di Cavedine e collaboratori potranno esser contenti perché hanno fatto un grande dono alla comunità. Terminata la cerimonia ognuno con suo comodo gira per osservare la vecchia postazione, gli strumenti usati all’epoca ed è possibile pure sostare ai tavoli preparati per bere una birra insieme con delle saporite tartine e con le immancabili patatine. A festa conclusa ,tornando attraverso il bosco ancora inondato di luce veniva in mente la preghiera posta dagli alpini sulla croce poco sopra in località La Croseta: “Eleviamo l’anima a Te o Signore che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani e ci aiuti ad essere degni della gioia dei nostri avi.” (Gruppo Alpini Cavedine 1962).

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