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Aggiornato il:18 Settembre 21:43.

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Apertura Mese Montagna 2015 - Vezzano

4894A Mese Montagna 2015 brilla l'autenticità dei fratelli Franchini e la spiritualità degli slackliner Conci e Cadorin.

VEZZANO - Una serata dedicata alla gioventù e ad un concetto di spiritualità nell’affrontare la vita, ma soprattutto nel manifestare la grande passione legata al territorio alpino, dove sono nati e cresciuti e dal quale hanno metabolizzato straordinari valori come il rispetto, la responsabilità e l’autenticità. I due alpinisti emergenti Silvestro e Tomas Franchini, quindi a seguire gli specialisti dello slacklining Nicolò Cadorin e Andrea Conci venerdì sera hanno aperto una nuova finestra in occasione dell’inaugurazione della decima edizione di Mese Montagna.
Un passato importante da under 20 nel mondo agonistico dello sci, visto che entrambi i fratelli Tomas e Silvestro Franchini hanno conquistato titoli italiani nello sci alpino, “Silvi” entrando addirittura in nazionale, mentre Andrea Conci dopo importanti esperienze fra i pali da slalom si è dato al freestyle ski con risultati di rilievo, partecipando pure alle Universiadi. Attraverso lo sport hanno sviluppato un forte legame con la montagna, successivamente hanno imparato a conoscere se stessi e i propri limiti, mettendosi sempre in discussione per cercare un appagamento interiore.
Silvestro e Tomas Franchini negli ultimi anni hanno esteso la loro attrazione per l’arrampicata e per l’avventura, sono maestri di sci ma soprattutto guide alpine (il più giovane è ancora aspirante) e dopo aver arrampicato nel Brenta, sulle Dolomiti e sull’Adamello hanno deciso di andare alla scoperta di altri luoghi nel mondo, come in Patagonia, in Marocco, in Repubblica Ceka, in Irlanda e questa primavera in Perù: “Abbiamo scelto questa meta – ha spiegato Tomas - perché avevamo poco tempo e perché era anche economica, un posto meraviglioso, con tanti luoghi inesplorati che si identificano con il nostro spirito avventuriero. A causa del morso di un cane nei primi giorni abbiamo dovuto modificare il nostro progetto iniziale poiché ogni sette giorni dovevo sottopormi al vaccino antirabbia. Nella Cordillera Blanca abbiamo aperto una nuova via sul Nevado Churup, a 5495 metri, che abbiamo dedicato alla nuova sezione Sat di Madonna di Campiglio e denominata Divina Providencia, quindi abbiamo concluso una prima ripetizione della via sulla Esfinge. Poi ci siamo dedicati all’alta quota provando i 6354 metri del Nevado Chopichalqui, quindi conquistato il Nevado Huascaran Sur (6738 metri), la montagna più temuta e più alta del Perù”.
Cosa hanno di speciale le Ande Peruviane e nel dettaglio le vette della Cordillera Blanca, lo ha sottolineato Silvestro: “Sono montagne affascinanti, diverse dalle nostre più accoglienti Dolomiti, colossi che bisogna ascoltare, rispettare e capire perché non sempre si possono affrontare. Questo viaggio in Perù è stata un’opportunità per conoscere una nuova cultura, gente povera e molto religiosa, che vive in un ambiente fantastico. Una grande esperienza di vita. Attendiamo l’inverno e poi a maggio andremo nel Kashmir, in una regione al nord dell’Himalaya per cercare di conquistare un pilastro che abbiamo individuato da tempo”.
La seconda parte della serata ha visto salire in cattedra due interpreti della disciplina che sta avendo un successo esplosivo negli ultimi anni, ovvero lo slacklining. Il campigliano Andrea Conci e il bellunese Nicolò Cadorin hanno proiettato un video relativo alla highline in invernale fra i due torrioni di Corna Rossa, nelle Dolomiti di Brenta, su una fettuccia tesa di 2,5 cm. “E’ una disciplina – ha raccontato Conci – che mi da grandi emozioni. Ho iniziato come tutti con slackline basse, cercando di andare sempre più lontano, aumentando di 5 metri la volta. E’ diverso quando si replica in quota perché c’è il condizionamento dell’altezza, ma è meraviglioso”.
Cadorin è uno dei pionieri in Italia: “Ho iniziato per gioco, come passatempo, poi ho scoperto che oltre il divertimento c’era un grosso sforzo mentale, che ho sviluppato e che mi ha aiutato molto anche nello studio e nella mia professione di osteopata. E’ una straordinaria opportunità di conoscere e gestire se stessi. Uno sport che in pochi anni ha avuto un’evoluzione importante, basti pensare che nel 2010 il record di percorrenza era 80 metri, ora è di 500 metri. E’ pericoloso? Meno di quanto sembri, perché si è sempre imbragati e quando si cade non c’è il rischio di sbattere perché si è sospesi nel vuoto”.

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