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La storia dei pionieri CRI Trentina - Trento

150319 Raffaele Janes CRI 06La storia, testimonianze dirette e documenti d'epoca dei pionieri CRI Trentina dal dopoguerra agli anni 1970-80.

TRENTO – Per raccontare la storia del servizio trasporto infermi del Trentino, un solo libro non sarebbe sufficiente, oltre alle oggettive difficoltà nel raccogliere testimonianze dirette e documenti d'epoca, andati in gran parte, ahimè, perduti. Fortunatamente però abbiamo avuto l'occasione di incontrare, dopo moltissimi anni, un anziano dipendente (e collega) della Croce Rossa Italiana di Trento, il quale con molta probabilità è il più "datato" tra tutti gli ex-dipendenti della CRI a livello nazionale. Stiamo parlando di Raffaele Janes, 87 anni il prossimo 20 dicembre, residente sin dalla nascita nel sobborgo cittadino di Povo. Per 30 anni alla guida delle autobarelle (così erano classificate), dal lontano 1951 al settembre 1981. Personaggio che ha intensamente vissuto la storia del trasporto infermi nel primo dopoguerra, e che ovviamente è sconosciuto alle migliaia degli attuali soccorritori, dipendenti o volontari, delle diverse organizzazioni di soccorso sanitario operative in Trentino. Dalla CRI alla Croce Bianca, passando per la Stella Bianca e Trentino Emergenza 118, dall'Orsa Maggiore e Stella d'Oro ai pompieri volontari, ed a quanti impegnati, a vario titolo, nelle diverse aliquote della protezione civile. Bisogna sapere, infatti, che subito dopo la fine della 2ª guerra mondiale (parliamo degli ultimi anni del 1940 ed i primi anni '50), in caso di necessità ti arrivava, se libero da altre urgenze, un solo autista. Con la sua inconfondibile giacca stile militare, guidando delle FIAT 1100 BL ambulanza (più versioni a motore), allestite alla meno peggio come veicoli da trasporto infermi. Primi conducenti i fratelli Carlo e Luigi Grandi, quindi Carlo "Carletto" Tomasi, Ottavio Zeni e l'allora giovane Raffaele Janes. L'autoparco si trovava in un piazzale tra via Bronzetti e via Perini, trasferito poi all'inizio degli anni '60 e sino agli anni '90, in una autorimessa in via Vittorio Veneto all'interno dei "Casoni". Nella città di Trento, almeno sino al 1969, era operativa anche un'altra autobarella. Utilizzata per i trasporti ed i trasferimenti interni, tra l'ospedale ortopedico Villa Igea ed il sanatorio di Mesiano (oggi sede della facoltà universitaria di ingegneria). Si trattava di una vecchia autobarella FIAT 1500 C, guidata da Giuliano Molinari. Ovviamente con solo quei pochi autisti a disposizione i turni erano a dir poco massacranti: 7 giorni consecutivi con uno solo di riposo. Di notte il servizio era "garantito" da un solo operatore, nel turno del mattino da due, e quasi sempre nuovamente da soli in quello pomeridiano. In quei tempi non c'erano le radio ricetrasmittenti per comunicare, i computer ed i telefonini non esistevano ancora, e quindi ci si arrangiava per trovare i paesi o il luogo del sinistro, con una cartina geografica donata dall'abituale distributore di benzina. In sede un normalissimo telefono a disco con una sola linea a disposizione. Quando si doveva partire, si alzava la cornetta per lasciar occupato il telefono, si chiudeva il garage e si ritornava appena possibile. Se nel frattempo arrivavano delle altre richieste di soccorso...non restava altro che affidarsi al Signore. Altro che infermieri e medici a bordo delle autoambulanze o dell'automedica, elicotteri sanitari e presidi decentrati in ogni valle! Allora, oltre che a Trento, la CRI era presente con alcuni autisti solamente a Rovereto. I dipendenti assunti nei primi anni '70 furono Renzo Angelini, Viliam Angeli, Rinaldo Marinoni, Giuseppe Trenti, Sergio Martini, Silvano Nave, Roberto Gatti, Italo Crema Falceri e Carlo Frisinghelli. Una autoambulanza, la mitica Volkswagen 1300 Transporter T1 targata CRI 7448, era invece dislocata in quel di Sover, e per molti anni è stata guidata dal Volontario del Soccorso CRI e comandante del locale corpo dei pompiere Albino "Sdravela" Battisti. Suo primo interventola domenica mattina del 6 maggio 1973. Ed ancor oggi, con i suoi 89 anni, è in assoluto il più anziano ex-volontario del soccorso (e tra i pompieri volontari) della provincia di Trento. A Verla di Giovo, invece, si poteva far affidamento sull'autobarella dei pompieri volontari, una FIAT 238, con l'allora già anziano conducente Emilio Marchi. A Pergine Valsugana, invece, uomo tuttofare (addetto alla raccolta dei rifiuti urbani, pompiere, taxista, necroforo e soccorritore) era Silvio Fontanari con il giovanissimo figlio Antonio (nelle ore notturne e festive), mentre di giorno una lettiga era in servizio al "manicomio". A Levico Terme, negli anni '70, era operativa una autobarella Volkswagen Transporter T1 1300, condotta dall'allora comandante dei pompieri Mario Fraizingher, poi passata all'ex-ospedale del centro lacuale (chiuso nel 1984), con primo conduttore Camillo Vettori, a bordo di una più potente Volkswagen Transporter T2 1600. Dipendente ospedaliero che seguì un corso di primo soccorso alla CRI di Trento, negli anni 79/80, e che guidò negli ultimi anni di attività del nosocomio cittadino anche una ambulanza FIAT 238, donato dalla cassa rurale del paese. A Mezzolombardo, i soccorsi su una vecchia FIAT 125 special, approntata con una barella militare in tela, erano affidati a Rico Bonvicini, il quale accendeva la sirena dall'inizio alla fine di ogni viaggio. Urgente o meno che fosse l'intervento richiesto. Allora non si usavano le attuali sirene a suono bitonale, ma quelle che ti spaccavano i timpani, e che tanto rievocavano il lugubre suono delle sirene dei bombardamenti aerei. Per richiedere il suo intervento (non era un dipendente dell'ospedale), questi veniva "chiamato" da una finestra del pronto soccorso, giacche abitava dirimpetto all'ospedale. Altro che chiamate computerizzate: un bell'urlo e via! In Val di Fassa, precisamente a Vigo di Fassa, la CRI iniziò il servizio con l'ambulanza poco dopo la nascita della CRI Val di Fassa il 4 dicembre 1968, grazie alla determinazione dell'allora sindaco Antonio Camerano. E' del 26 agosto 1976, invece, la costituzione del Gruppo dei Volontari del Soccorso CRI, sotto la presidenza di Mario Fontana e del segretario Claudio Merighi. Bisogna sapere che negli anni '60, l'unica ambulanza nella valle ladina, era quella in dotazione presso la Scuola Alpina della Polizia di Stato a Moena. Ed è solo alla fine degli anni '60 e primi '70, che la presidenza del Comitato CRI del Trentino, diretta dal primario neurologo Beppino Disertori, decise delle nuove assunzioni di autisti nella città capoluogo. Con una nuova "innovativa" divisa di servizio. Un camicione bianco (una telara), che si allacciava con bottoni dietro alla schiena, visto che i camici bianchi con l'allacciatura anteriore era (ed è tutt'ora) una prerogativa per individuare i medici. Ecco quindi in servizio i giovani baldi autisti Aniceto Bridi, Giovannino Casagranda, Augusto Agosti, Furio Fronza, Dino Depaoli, Rino Pedenzini, Gianfranco Mazzalai, Candido Ferrari, Giuseppe Costa, Luciano Rech, Armando Cristele, Ernesto Santuliana e Sandro Zambanini, seguiti poi, dal 1°maggio 1976, dai dipendenti precari trimestrali Roberto Franceschini, Renzo Paris, Aldo Armanini, Franco Battisti, e poco dopo, dal primo centralista-operatore radio Marco Molinari. Era stata allestita, infatti, verso la fine degli anni '70, la prima sala operativa provinciale munita di ben due telefoni. Uno corrispondente al numero 83888 (componibile in quei tempi senza l'attuale prefisso cittadino 0461), l'altro con il 113 su linea dedicata. Per comunicare, finalmente, via radio, erano stati poi installati 2 ponti radio. Uno posizionato sulla cima del Palon in Bondone, l'altro sopra la stazione di arrivo, in quota, della funivia Lavis-Paganella. In quei anni, le dotazioni sanitarie a disposizione sulle autoambulanze, consistevano in una sola bombola dell'ossigeno, alcune confezioni di garze e bende sterili, un flacone di alcool (spirit) ed alcuni cerotti. Una coperta di lana e un lenzuolino bianco, possibilmente da utilizzare più volte, per coprire l'ammalato o l'infortunato. Tutto qui. Negli uffici amministrativi della CRI in via Calepina 35, lavoravano le impiegate Alessandrina Lorenzini, Cristina Uez, Gabriela Coraiola, assieme alle "burbere" dirigenti Agnese Fiorentini e Maria Bezzi. In autoparco, invece, per controllare le bollette dei viaggi ed i buoni benzina UTIF (per ottenere la benzina a prezzi agevolati), l'impiegata a mezza giornata Maria Molinari, oltre al Volontario del Soccorso CRI con tessera n.1 datata 1949, l'indimenticabile Giovanni Cainelli, seguito poi dal figlio Mario, per molti anni capo servizio degli autisti. Comandante dei Volontari del Soccorso CRI (questa era la qualifica ufficiale) il primario ortopedico Mario Pazzi, assieme al suo vice (e lui stesso medico ortopedico a Villa Igea) Vladimiro Bonomi. A metà degli anni '70, invece, l'arrivo di altre associazioni di volontariato (in primis la Croce Bianca di Trento il 9 febbraio 1976), dopo una spaccatura all'interno dei Volontari CRI guidata da Armando Dallavalle, Alberto Coser, Aldo Morandi, Sergio Groppa, Sergio Mazzalai e Sergio Maino. Sempre in quei anni l'arrivo dei primi infermieri (generici) a bordo delle autoambulanze Volkswagen Transporter T3 2000. Distaccati dal pronto soccorso ospedaliero S.Chiara, con l'avvio il 12 marzo 1979 dello S.T.I. (Servizio Trasporto Infermi), dopo le proteste nel novembre 1978, dei precari trimestrali CRI davanti al Palazzo della Regione a Trento, appoggiati dal deputato radicale Marco Pannella. Ecco quindi i primi paramedici, dalla tarda primavera del 1979, Fulvio Sosi, Claudio Marchesoni, Maurizio Pola, Roberto Girardi, dipendenti degli allora Istituti Ospedalieri di Trento. E' del 1 gennaio 1993 l'avvio, invece, del servizio "Trentino Emergenza 118", fortemente voluto dall'allora primario del pronto soccorso dell'ospedale S.Chiara Lino Pangrazzi. Tutto resto, invece, è storia recente e quotidiana. Che oggi grazie a Raffaele Janes, felice sposo con Pia Trentini e padre di tre figlie, ci ha donato grazie alla sua memoria storica, mentre affacciato sul terrazzo di casa vede passare l'ennesima eliambulanza, ed in lontananza udire il suono di una sirena, che ancor oggi, e non poco, lo commuove assai.

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Raffaele Janes con la moglie Pia Trentini e con il collega CRI Furio Fronza

le prime autobarelle dinanzi all'autoparco CRI Trento ai "Casoni" con gli autisti Luigi Grandi, Raffaele Janes (davanti al cane-mascotte) e Carlo Tomasi

La prima centrale operativa del Trentino all'autoparco CRI Trento e l'etichetta adesiva del n.83888

Marco Pannella con gli autisti precari CRI, nel novembre 1978, durante la protesta davanti al Palazzo della Regione a Trento

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