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Aggiornato il:21 Agosto 17:13.

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Valle dei Laghi ? "Bepi Morelli"

20140929_bepi_10.jpgSe chiedi a Bepi di parlare di se, non ti cita le sue innumerevoli pubblicazioni, la sua esperienza come sindaco di Padergnone, o il fatto di essere un illustre ed apprezzato botanico; Bepi ti ricorda l’energia ed il trasporto che ha sempre dedicato nell’ideare prima ed organizzare poi la mitica Folkloristica!

VALLE DEI LAGHI - Ci tiene a sottolineare che dopo ben 21 mitiche edizioni, ora è ancora in calendario, dato che l’eredità è stata raccolta dall’attuale festa dell’uva e di fine estate.
Ciò che Morelli ha fatto per la Valle dei Laghi è tanto. Ha organizzato spettacoli, mostre (tra cui la mostra dell’uva nella settimana santa) e poi incontri atletici non competitivi, concorsi di pittura, dibattiti e conferenze.
La “Settimana Folkloristica” è stata l’antesignana di tutte le feste campestri delle nostre zone. Morelli ideò e propose un format geniale ed innovativo, ancor oggi del tutto attuale. Le manifestazioni da lui ideate erano, infatti, un grande contenitore nel quale venivano inseriti gli eventi e le iniziative più eterogenee. Valorizzava l’enogastronomia locale e promuoveva i nostri prodotti tipici. Per l’intrattenimento e le serate erano coinvolti cori, bande, artisti locali e nazionali. Addirittura un concerto di Rino Gaetano fece staccare qualcosa come 3.500 biglietti. Morelli ricorda con un sorriso sornione e compiaciuto soprattutto le ballerine!  Veniva dato spazio allo sport, all’arte e alla cultura, ai bambini con concorsi pittorici e agli adulti con serate danzanti. Nel grande contenitore della “Folkloristiaca” venne inserita anche la regata velica di S. Massenza che, quest’anno a fine agosto, festeggerà la cinquantesima edizione. Giuseppe, sebbene dal letto dell’ospedale, ha comunque seguito con immutata passione i lavori di preparazione e ci ha tenuto ad essere informato di tutto e a nome suo sono state consegnate delle targhe ricordo del cinquantesimo.
Ma Giuseppe Morelli non è solo “La Folkloristica” e la Valle dei Laghi; la Valle dei Laghi è Giuseppe Morelli! Come lui stesso rammenta il Comitato per la promozione Turistica mosse i suoi primi passi a Padergnone nel 1963 grazie ad un gruppo di persone desiderose di valorizzare il nostro territorio. Nello Statuto si volle inserire tra i membri di diritto tutti i Sindaci, i Presidenti delle varie ProLoco, i Comandanti dei V.V.F., i presidenti delle società sportive o culturali, i rappresentanti dei produttori vinicoli, delle Cooperative, i Presidenti di bande e cori e tutti i volontari che ne facevano richiesta. Il neo Comitato attraverso innumerevoli dibattiti che andava promuovendo suscitò, a detta di Morelli una “straordinaria tensione ideologica”. Fece affiorare un eccezionale senso di appartenenza per una valle, che, geograficamente aveva dei propri specifici connotati, ma che non aveva una propria identificazione toponomastica. Essa era riconosciuta in parte come Valle di Cavedine, Basso Sarca, Giudicarie ecc. In un memorabile incontro tenutosi nel salone di Berto Bertolotti a Drena, nel settembre 1964, alla presenza di più di 70 persone, si discusse la necessità di dare un nome alla nostro territorio.
Varie furono le opzioni che spaziarono da Valle dei Castelli, a Valle dei Laghi, a Valle del Vino, a Valle delle Grappe ed altri ancora. Vennero consultati  illustri personaggi quali il Dott.Gino Tomasi, il giornalista Aldo Gorfer, il Prof. Luigi Menapace e il Prof. Franco Pedrotti. A fine incontro restarono in discussione due candidature e cioè Valle dei Castelli e Valle dei Laghi e così si chiusero i lavori. Il 20 settembre 1964 presso l’Hotel due Laghi di Padergnone si aprì nuovamente la discussione. Dopo aver analizzato nuovamente le due opzioni Morelli propose il nome Valle dei Laghi che, messo in votazione, raccolse l’unanimità dei voti.  La nascita della nostra nuova identità venne, quindi, salutata con un commosso e caloroso applauso. Un calice di spumante sancì definitivamente la legittimazione del neonato toponimo. Vari sono stati negli anni i presidenti che si sono susseguiti alla guida dell’odierno Comitato per la promozione culturale sociale ed economica della Valle dei Laghi, ma uno solo è il nome legato indissolubilmente ad esso: Giuseppe Morelli. Il termine Valle dei Laghi sarà poi mutuato per identificare le più svariate attività: ricordiamo la stessa Cassa Rurale o il Coro per arrivare ai giorni nostri con l’Istituto Comprensivo, il teatro, il giornale on line e la Comunità di valle.
Quale appassionato botanico fece allestire  il Mediterranetum, uno splendido parco sul Doss Padergnone. Il sito divenne, così e lo è tuttora,  una splendida isola caratterizzata dalla più classica flora sub mediterranea. Il Parco ospita un centinaio di specie erbacee, arbustive ed arboree. Sono presenti, perchè autoctone o importate, il Cipresso D’arixona, il Cipresso Comune, il pino nero, il Leccio, l’Olivo ma anche l’Orniello, il Frassino,  la Roverella, il Terebinto, il Corniolo, il Ginepro e tanti altri. Il dosso è attraversato totalmente dall’Ora del Garda, che rende il clima mite e temperato, ed è per questo che le specie mediterranee hanno travato il loro habitat ideale. I cartellini identificativi posti presso le principali essenze lo rendono, inoltre, una significativa area didattica.
Morelli è anche uno degli ultimi custodi e depositari di antichissime tradizioni legate alla cultura religiosa contadina dei nostri paesi. I primi vini, come ben si sa, erano utilizzati esclusivamente per riti sacri. Per millenni essi vennero utilizzati nella sacralità religiosa che non escludeva in determinate occasioni unzioni e libagioni collettive; usi ormai spenti e di cui si è perso il vero e profondo significato. In un tempo, in cui la famiglia patriarcale era il nucleo fondante della stessa organizzazione sociale, il padre usava aspergere con il vino di Nosiola, in coincidenza con il suono della campana del sabato di Pasqua, gli occhi dei figli e tutti componenti della famiglia. È un rito con profondi significati e radici precristiane. Questa consuetudine intendeva preservare i propri cari da pestilenze e malattie ed imbonire le ire degli dei. Desiderava rendere i figli sani e forti, capaci di assolvere le faticose mansioni che la vita contadina imponeva. Ancor più, ritrova le radici nella pura cultura romana, nella quale il pater familias, fino all’avvento del cristianesimo, aveva diritto di vita o di morte sui figli. Il gesto della benedizione degli occhi quindi aveva un profondo significato: il padre accettava, difendeva e proteggeva il figlio, la moglie, la famiglia. Unitamente “all’aspersione degli occhi” Morelli ha sempre anche proposto il “Gloria in excelsis deo” che, annunciando la resurrezione di Cristo è unitamente un augurio di salute, prosperità e pace e, che mescendo il vino di Nosiola, si conclude con un caloroso brindisi ed un vigoroso “URRÀ!”.
Un giorno Bepi disse: “ormai sono vecchio, posso permettermi di far finta di sbagliare, ma intanto dico sempre e solo quello che penso. Posso far finta di fare errori di scrittura, ma fra le righe difendo la mia valle e dico sempre ciò che va detto”. Questo è Bepi Morelli.

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