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Aggiornato il:18 Settembre 21:43.

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Piccoli e grandi tesori artistici - Arco

ARCO - Splendido sabato pomeriggio per il gruppo culturale Nereo Cesare Garbari del distretto di Vezzano che ha avuto come guida eccezionale il Prof. Turrini Romano Dirigente dell’Istituto Comprensivo della Valle dei Laghi.
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Un’occasione particolarmente significativa in quanto per l’occasione il Prof. Romano Turrini ha aperto al gruppo di appassionati tre chiesette di Arco altrimenti non visitabili. Prof. Turrini appassionato d’arte ha svolto numerose ricerche ed ha seguito i restauri avvenuti negli ultimi decenni. In quest’occasione è emersa nella sua interezza la passione e la dedizione per la sua terra ricca di piccoli e grandi tesori artistici. In programma a il 19 settembre 2009 un’altra imperdibile occasione per conoscere beni artistici impareggiabili: la visita al Castello di Arco sempre con Prof. Romano Turrini quale straordinaria guida.

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CHIESA DI SAN ROCCO DI CANEVE

E’ forse il più bell’esempio di arte sacra del territorio, sicuramente il

più riccamente affrescato. Venne costruita alla fine del Quattrocento,

probabilmente per ricordare le nozze di Odorico d’Arco e di Susanna

Collalto (i genitori di Nicolò d’Arco): la data si può supporre fra il 1480

(prima Odorico era sposato con Cecilia Gonzaga) ed il 1490; la chiesa ha

un’unica navata e pianta quadrata più un presbiterio, anch’esso a pianta

quadrata: tutti gli spazi sono completamente affrescati con storie della

Bibbia e die Vangeli, oltre che con scene che ricordano appunto le nozze di

Susanna e di Odorico e i relativi luoghi di provenienza. Notizie della

chiesa si riscontrano però solo a partire dal Seicento, e specialmente nei

rapporti delle visite pastorali del Cinquecento, che così numerose

informazioni danno delle altre chiese presenti sul territorio, non si cita

mai la chiesa di Caneve: questo alscia supporre che per lungo tempo

l’edificio sacro sia stato proprietà privata dei Conti d’Arco e non un

luogo di culto aperto alla comunità.


Gli affreschi originari, di cui fu autore in gran parte Dioniso

Bonmartini(aula) e Gaspare Rotaldo (presbiterio, più antichi), sono stati

persi per l’apertura di una nuova porta e per l’ingrandimento di una delle

finestre nel presbiterio, oltre che per la collocazione del grande altare

ligneo. L’affresco più imponente raffigura San Rocco soccorso dal cane: è

di particolare interesse anche la lettura delle numerose iscrizioni che

sono riportate su questo affresco, la più antica delle quali è datata 1506

e riporta notizia di una nevicata eccezionale nel mese di luglio sui monti

di Arco. Sulla stessa parete è raffigurato anche un nobiluomo che saluta

con la mano: con molta probabilità si tratta di Odorico d’Arco e dirimpetto

doveva trovarsi il ritratto di Susanna, perso successivamente per

l’ingrandimento della finestra. Negli angoli sono rappresentati il castello

di Arco, con il fiume Sarca e una piccola barca che lo risale, ed il

castello dei Collalto. Interessante anche la raffigurazione dei santi

Antonio Abate e di S. Fabiano Papa, che dovevano essere affiancati

sicuramente da un S. Sebastiano e da S. Rocco; S. Antonio Abate è

raffigurato come sempre con un maialino al seguito, ma in questo caso con

uno della specie cosiddetta cinta senese (nero con una striatura bianca)

ora particolarmente protetta perché a rischio di estinzione ed un tempo

molto diffusa nell’Italia, specialmente centrale. Oltre alle scene con i

due sposi, sono più volte ripetuti gli stemmi dei d’Arco e dei Collalto. Lo

stemma d’Arco in particolare è quello più antico, utilizzato da Francesco

d’Arco (un solo Arco scuro in campo giallo) e non il nuovo stemma (tre

archi orizzontali in campo giallo) che il ramo di Odorico successivamente

utilizzò per distinguersi dal ramo di parentela del fratello Andrea (otto

archi in uno stemma quadripartito, giallo e azzurro). Nell’aula sono invece

raffigurate le scene della Via Crucis con al centro una grande

rappresentazione della Crocifissione: gli affreschi di Bonmartini risalgono

ai primi decenni del Cinqucento. Interessantissimi nell’aula, ai lati del

presbiterio, gli altari con bellissime predelle: questi sono attribuiti a

Marcello Fogolino, uno dei massimi pittori nell’area trentina (era di

origine veneta) nel Cinquecento. Fogolino fu spesso al servizio di Bernardo

Clesio e affrescò diverse stanze del Castello del Buonconsiglio: forse in

omaggio al suo mecenate, nella rappresentazione di San Vigilio sulla pala

destra, il volto del santo trentino ha le sembianze del Clesio. L’altra

pala raffigura invece la Madonna in trono con Bambino e i Santi Bernardino

e Agostino. Ricorrente ad Arco la raffigurazione e gli esempi di devozione

a San Bernardino (esiste anche una piccola chiesa a lui dedicata nel rione

di Stranforio, di cui è santo patrono), che all’epoca di costruzione delle

chiese era stato canonizzato da poco: probabilmente Francesco d’Arco, che

era stato capitano a Siena, nella città toscana aveva potuto conoscere

direttamente il santo o comunque apprenderne il culto. Le predelle alla

base delle pale degli altari riportano alcune scene caratterizzate da una

precisione di segno e da una vivacità cromatica che indubbiamente lasciano

riconoscere la mano del grande artista.

La chiesa dipende dalla parrocchia di Santa Maria Assunta di Arco ed è la

chiesa parrocchale di Caneve. Vi si celebrano regolarmente le S. Messe e

sono osservati anche degli orari di apertura, durante i quali è possibile

anche la visita.

Bibliografia

R. Turrini e altri – Ecclesiae, le chiese nel Sommolago – Il Sommolago 2000

R. Turrini – Guida per Arco – Comune di Arco, 1996 R. Codroico,

R. Turrini – La chiesa di San rocco a Caneve di Arco – Il Sommolago, 1994

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CHIESETTA DI SANT'APOLLINARE – PRABI


La chiesa di Sant'Apollinare è uno dei gioielli di arte sacra del

territorio. Si trova sulla strada di Prabi, all'inizio di via Legionari

Cecoslovacchi. Le notizie sulla chiesa, nei documenti locali, si trovano a

partire dal Trecento, ma la struttura romanica, la dedica a S. apollinare,

vescovo di Ravenna, la posizione fuori le mura ed in prossimità del fiume,

fanno chiaramente pensare ad un luogo di culto ariano e quindi ad una

datazione prossima all'VIII o IX secolo. Pregevolissimi nella chiesa, sia

sotto il porticato esterno che all'interno, i cicli di affreschi. La

datazione delle opere, pur non essendo tutte coeve e (all'estermo) in parte

sovrapposte, si può iniziare dal Trecento. Nicolò Rasmo ipotizza che i

cicli all'interno siano realizzati dalla scuola dei Bonanno di Riva del

Garda (autori di altri cicli in zona, fra cui quelli della chiesa di San

Martino), di evidente scuola veronese. sia nei due cicli all'interno,

completamente affrescato con figure di santi e storie della Bibbia, che

nell'Ultima Cena e nella Crocefissione realizzate sotto il portico, sono

interessanti da notare le numerose iscrizioni incise (la più antica risale

al 1436) che danno notizie di alluvioni, prodigi e avvenimenti privati e

pubblici che testimoniano la travagliata storia della chiesa. La chiesa

subisce infatti alterne vicende; assegnata nel Trecento a dei monaci, passò

successivamente sotto il controllo della Pieve di Arco (con la bolla papale

di Sisto IV), ma già nel 1580 gli inviati del Vescovo di Trento la trovano

in uno stato di deprecabile abbandono, ridotta a stalla per animali. viene

dato l'ordine di restaurare e rispettare la chiesa, ma solo mons.

Alessandro Zanoni, l'arciprete che curò anche la costruzione della nuova

chiesa Collegiata, avrà cura di realizzare un intervento in questo senso, a

metà del secolo successivo. Nel XVIII secolo la chiesa è affidata ad

eremiti, ma di nuovo cade pian piano in uno stato di abbandono: nel 1782,

per ordine di Giuseppe II la chiesa viene chiusa al culto e diviene di

fatto un rifugio per vagabondi. Lo sarà fino ad inizio '800, quando per un

breve periodo viene riaperta; la cura non si prolunga per molto, tant'è che

nel 1866 la curia arcivescovile di Trento ordina che la chiesa sia

demolita, per finire una volta per tutte l'uso indegno che ne viene fatto.

L'ordine non viene, per fortuna, eseguito e anzi, nel 1882 l'arciprete

chini provvede al restauro totale che riporta alla luce anche i bellissimi

affreschi, coperti da strati di calce; la chiesa subisce danni anche nel

corso della Prima Guerra mondiale, ancora visibili all'esterno, e viene poi

per lungo tempo chiusa. L'ultimo intervento di restauro, nel 1983, l'ha

restituita all'attuale condizione.


Informazioni: La chiesa viene aperta nel corso dei mesi estivi; vi sono

celebrate anche le S. Messe. la proprietà è della Parrocchia di S. Maria

Assunta di Arco, che ha gentilmente concesso il permesso per la

pubblicazione del testo e delle immagini.


Il Museo Civico di Riva del Garda, in collaborazione diretta con il Comune

di Arco, propone nei mesi invernali percorsi di attività didattica per le

scuole elementari ed alle medie dedicato proprio alla Chiesa di

S.Apollinare, ed in particolare all'affresco Ultima Cena, sito sotto il

porticato. Informazioni Museo Civico di Riva del Garda 0464/573869.

Bibliografia

R. Turrini e a. - Ecclesiae, le chiese nel Sommolago - Ed. Il Sommolago

R. Turrini - Guida per Arco - Ed. Comune di Arco

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EREMO DI SAN PAOLO


Sulla strada di Prabi (località a nord dell'abitato di Arco), che era

l'antico collegamento per chi da Arco dirigeva verso nord, e quindi verso

Trento, si trova l'Eremo di San Paolo, magnifico esempio di arte sacra con

incantevoli affreschi sia all'interno che all'esterno. E' uno dei monumenti

più antichi: la consacrazione dell'altare è documentata il 9 aprile 1186,

la fondazione dell'eremo è voluta direttamente dai conti d'Arco, che si

riservano il diritto di nominare gli eremiti. La costruzione è molto

semplice, realizzata in una nicchia sotto una roccia strapiombante che

funge anche da parte e in parte da volta della chiesa, costituita di

un'unica aula, e della stanza attigua, un tempo riservata agli eremiti;

l'edificio è completato da un piccolo terrazzino a nord e da una scala in

pietra, in parte scavata direttamente nella roccia, che dalla stanza degli

eremiti porta ad un vano sottostante. All'interno solo l'aula della chiesa

è affrescata. L'eremo ha una storia travagliata, un po' come tutte le

chiese minori e fuori dell'abitato; si hanno vicende di devozione ed

abbandono, specie in relazione agli eremiti che vi dimorano. A metà strada

fra storia e leggenda, si narra che nel 1333 dimorasse all'eremo una certa

soror Gisla, che fu interrogata nel processo contro l'eretico Dolcino. Nel

1627, quale contromisura per arginare l'epidemia di peste scoppiata in

Baviera e dilagante in Europa, l'eremo viene destinato a luogo di

quarantena. Nel '700 si hanno periodi di abbandono seguiti da recuperi

delle festività (in particolare l'obbligo di celebrare le messe in

coincidenza con la ricorrenza di San Paolo), fino al 1844, quando la chiesa

ed il bosco circostante vengono acquistati da Gregorio de Althamer, ricco

esponente della borghesia arcense e proprietario di una splendida villa a

Prabi (ora sede di un istituto scolastico): egli ne finanzia le messe e

riporta lo stabile a migliori condizioni. L'uso si prolunga fino al 1950,

dopo di che l'eremo cade in uno stato di abbandono pressoché totale fino

all'acquisto da parte del Comune di Arco, attuale proprietario, e

all'intervento di radicale restauro a cura della Provincia Autonoma di

Trento, che ha portato alla luce i bellissimi affreschi dedicati all'Ultima

cena e alle Storie della vita di San Paolo (all'interno) e alle Figure con

gli scudi (che ricordano il castello di Sabbionara), che si trovavano sotto

un affresco realizzato in tempo successivo con una Madonna con Bambino, S.

Cristoforo e S.Paolo, ora traslato più a nord sulla parete rispetto alla

posizione originale, per consentire la visione di entrambi. Anche

nell'eremo di San Paolo, come ovunque nelle chiese minori, sono presenti

numerose iscrizioni di vario interesse: le più antiche nell'eremo risalgono

al Quattrocento, fra cui l'annotazione del 1460 del passaggio di Baldessare

conte di Thun, marito di Filippa d'Arco (sorella di Francesco, il nonno di

Nicolò d'Arco). Testimoninaze dell'Eremo si trovano poi negli scritti di

Rainer Maria Rilke, che in una lettera a Mathilde N. Goudstikker descrive

l'eremo e la vista sulla valle in fiore.


Informazioni: L'esterno dell'Eremo è sempre accessibile; l'interno è di

norma chiuso. L'eremo viene aperto in occasione di visite guidate

(solitamente in primavera ed autunno); può essere aperto su richiesta per

scolaresche e comitive, ma le visite sono consentite solo accompagnate da

sorveglianza. per informazioni: Ufficio Attività Culturali del Comune di

Arco: 0464/583608


Bibliografia

R. Turrini e a. - Ecclesiae, le chiese nel Sommolago - Ed. Il Sommolago

R. Turrini - Guida per Arco - Ed. Comune di Arco

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