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Aggiornato il:16 Settembre 19:54.

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Chiesa di S. Pantaleone - Terlago

TERLAGO - Chiesetta di S. Pantaleone, è arroccata su un piccolo colle alle porte di Terlago, per difendersi dalle cicliche esondazioni delle quali il prospiciente lago di Terlago è da sempre stato soggetto.

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La CHIESETTA DI S.PANTALEONE (giovane medico di Nicodemia martirizzato il 27 luglio del 305 mediante decapitazione) ,è arroccata su un piccolo colle alle porte di Terlago, per difendersi dalle cicliche esondazioni delle quali il prospiciente lago di Terlago è da sempre stato soggetto.

La scelta di Pantaleone quale nume tutelare era probabilmente scaturita dalla necessità di proteggere le popolazioni dalle frequenti epidemie dovute alla presenza endemica della malaria, e quindi intercedere in “sede divina”, l’ambiente era infatti paludoso e malsano.

Ricordata per la prima volta nel 1537, l’attuale costruzione fu edificata all’inizio del cinquecento sventrando una precedente cappella, molto più piccola e più antica, della quale l’abside è andata distrutta mentre l’aula rettangolare è stata trasformata nell’attuale presbiterio. Sul retro della chiesa restano chiarissime tracce della cappella originaria: in alto quello che doveva essere il campaniletto e in basso l’arco santo a tutto sesto, decorato nell’infradosso da affreschi tardo quattrocenteschi. Sono ancora leggibili l’inconfondibile stemma araldico di Giovanni Hinderbach principe vescovo di Trento dal 1465 al 1486, che data tutti questi affreschi entro quel ventennio, una scritta in rosso in caratteri gotici (“Gislimberti – un Domenico Gislimberti nel 1461 era sindaco della chiesa di Terlago), quanto resta di una stemma araldico già assegnato a Dionigio di Castelbarco e dei bei racemi in rosso, bianco e verde.

Questo edificio, sorto pare per richiamare al culto le popolazioni dei vari paesi limitrofi, ha conosciuto nei secoli varie vicissitudini ed è poverissimo di memorie remote.

Nel 1525 la piana intorno alla “Cesota” vide passare incatenati i capofamiglia di Terlago per essere deportati a Trento e sottoposti a sommari processi ed esecuzioni dopo la rovinosa sconfitta nella cosiddetta “Guerra Rustica” contro il Principe Vescovo.

Nel 1580 i visitatori vescovili vietarono di usare la chiesa come deposito. Nel corso del XVII secolo è stata utilizzata come lazzaretto. Dall’aprile al novembre del 1809 tutta la zona fu teatro di scontri fra gli insorti di Andreas Hofer e i Tirolesi guidati dal conte Cristiano di Leiningen contro i soldati franco-italici. La chiesa fu usata da questi come alloggio e cucina da campo. Durante la prima guerra mondiale fu usata come dormitorio dall’esercito austro-ungarico.

Nel 1933 avvenne il primo restauro, ulteriori interventi di restauro sono avvenuti nel 1981 e 1992.

Fu con ogni evidenza subito dopo la fine dei radicali lavori edilizi che trasformarono l’originaria cappella nell’attuale edificio che il pittore vicentino Francesco Verla realizzò il ciclo di dipinti murali del presbiterio, intervento datato e firmato con chiarezza nella iscrizione inserita nella strombatura della finestra di destra letta per la prima volta da Nicolò Rasmo: “F. Verlu(s) D./ V(icem)T(ia P)inxit”. Li accanto la data: “1518”. Il ciclo costituisce una riuscita dimostrazione della perizia tecnica e della ottima assimilazione delle novità artistiche ( in specifico umbre) dell’inizio del XV secolo da parte del Verla che, formatosi alla scuola del Perugino, è documentato attivo nella prima volta in Trentino, a Rovereto , nel 1514. Si tratta della sua più cospicua testimonianza di frescante e anche del più complesso ciclo affrescato rinascimentale pre-clesiano del Trentino.

In basso vi è un finto parapetto in broccato d’oro coprente i tre lati e sopra questo, sulle due pareti laterali, sono dipinte in monocromia verde due Storie di San Sebastiano, con ben chiara la figura di un arciere, e tre Storie di S. Pantaleone. Di queste ultime solo due sono piuttosto nitide: vi si legge nell’una la Conversione di S.Pantaleone per opera di Ermolao e Il Santo guarisce due infermi benedicenti; nell’altra il Santo legato all’ulivo mentre gli sgherri, non essendo riusciti prima a bruciarlo e a decapitarlo poi, gli si sono gettati davanti dopo avere gettato a terra ai suoi piedi le inutili armi, nel mezzo Il Santo inginocchiato da ordine agli sgherri di decapitarlo, mentre a destra assiso sul trono è l’imperatore Galerio, cui un assistente riferisce il miracolo avvenuto.

Delle tre grandi lunette policrome sovrastanti quella di sinistra rappresenta la Natività di Gesù nella stalla adorato dalla Vergine, da San Giuseppe e da un pastore ( di chiara influenza della scuola del Perugino). Quella di fondo una Crocefissone con Gesù sulla Croce fiancheggiato da Maria e San Giovanni ( notare come il paesaggio raffigurato sullo sfondo è quello effettivamente circostante questa chiesa, con all’estrema destra un accenno al paese e al Castello di Terlago).

La lunetta di destra è divisa in due parti dalla finestra: in una è raffigurata la Resurrezione di Cristo che esce dal sepolcro, dall’altra la discesa di Gesù nel Limbo con la liberazione di Adamo ed Eva. La strombatura della finestra è ornata con eleganti candelabre fra le quali si legge la data 1518. la volta, goticamente divisa dai costoloni in quattro vele, porta entro tondi dipinti in un efficacissimo taglio prospettico con sullo sfondo il cielo azzurro, e poderosi Padri della chiesa occidentale: San Gregorio Magno papa e San Girolamo traduttore della Bibbia intenti a leggere ed il Vescovo Agostino di Ippoma intento a discutere e S. Pantaleone. Fitte decorazione di gusto prettamente rinascimentale, grottesche, intrecci di nastri, motivi di palmette, lesene e cornici dipinte a imitazione del marmo riempiono ogni spazio lasciato libero dalle figurazioni, accentuando la preziosità dell’ambiente.

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Volta affrescata dal vicentino Francesco Verla

Lato nord della chiesa di S. Pantaleone

Foto storica. Come si può notare non esisteva il colle alberato.

Bibliografia: F.M. Castelli – Giuseppe Gerla – Pietro Zampetti – Nicolò Rasmo - Joseph marie Sauget – Aldo Golfer – Verena Depaoli – Fausto Ruggeri – Pietro Marsilli.

 

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