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Aggiornato il:16 Luglio 16:20.

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La Madonna sul rifugio - Padergnone

PADERGNONE - La storia dei capitello dei Caschi comincia con la guerra. A partire dal settembre del 1943, Padergnone, come tutto il Trentino, era stato collocato alle dirette dipendenze dei Reich.

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Col piede straniero sopra il cuore

La storia dei capitello dei Caschi comincia con la guerra. A partire dal settembre del 1943, Padergnone, come tutto il Trentino, era stato collocato alle dirette dipendenze dei Reich. Fin dai primi giorni del 1944 la leva era stata estesa ai ventenni e ai diciannovenni, e nel settembre dello stesso anno tutti i Padergnonesi dai quindici ai sessant'anni furono mobilitati agli ordini delle truppe naziste. Le donne dovevano prestare la loro opera come sarte per confezionare articoli del corredo militare. I pochi uomini, scampati alle leve precedenti, e coloro che possedevano qualche mezzo di locomozione a motore dovevano tenersi pronti per le esigenze dei soldati e dei civili, come la riparazione delle strade, il vettovagliamento e il trasporto degli sfollati.

In tutta la sua storia Padergnone non aveva mai subito una vera e propria occupazione militare. I tedeschi, qualche volta, sapevano mostrarsi anche generosi, ma il nostro Paese aveva pur sempre il piede straniero sopra il cuore. La minaccia più grande, tuttavia, almeno per il momento, veniva dal cielo. Gli alleati, e soprattutto gli inglesi, a partire dai primi mesi del 1944 si erano messi a bombardare Trento e il pont dei Vodi. Data la vicinanza alla città, la nostra gente era in grave pericolo. Un bombardiere lasciò cadere una bomba che, destinata allo stradone, piombò invece nella zona dei Pradi lanciando le proprie schegge fin sul sagrato della chiesa.

Quando non c'erano i bombardieri, c'erano pur sempre i caccia che mitragliavano i convogli nazisti. Per permettere ai rari viaggianti di ripararsi, le strade dei dintorni padergnonesi erano state dotate di numerose buche ricavate ai margini della carreggiata da squadre di operai coordinate da un graduato tedesco che risiedeva in Paese. Per fronteggiare la tremenda insidia della guerra, i Padergnonesi scavarono un rifugio antiaereo nella roccia viva del versante dei Caschi del dos Padergnon, ricavato ad U e protetto da poderosi bastioni in calcestruzzo. Quando si avvicinava il pericolo, al suono a martello della campana dei caduti tutti quelli che avevano un po' di fiato in corpo vi si precipitavano, con cuore in gola e spesso nel buio del coprifuoco.

 



Regina pacis


Il 14 febbraio del 1944 la comunità padergnonese, rappresentata dal suo curato, don Giuseppe Tamanini e dal fiduciario Enrico Biotti, aveva sottoscritto il voto del Comune di Vezzano a S.Valentino per impetrare dal Signore la grazia di poter rimanere illesi nelle nostre case, immuni da evacuazione, da bombardamenti e da altri mali che potrebbero avvenire per causa di guerra. Ma sembrava non bastare, nè bastava più il rifugio nella roccia. Il 30 aprile del 1945 gli alleati erano entrati in Riva, ed il primo di maggio i tedeschi dovettero sgombrare anche Arco e ripiegare su Dro. Si avvicinava il fronte. E con esso aleggiava una parola che metteva i brividi: sfollare. Nell'odierno piazzale Miori si installavano le prime bocche da fuoco. La campagna verso la Stretta pullulava di carri armati. Lo spiazzo antistante il camposanto ospitava i reparti della sanità.


Nella piccola chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, custodita nella bussola sull'altare dei Santi Nerei, c'era la statua della Madonna della Pace, col Bambino e con l'olivo. Era una vecchia statua, commissionata nel lontano 1881 ad artisti gardenesi dall'allora curato don Giandomenico Pozzi da Castelcondino, e testimoniava un'antica tradizione di devozione mariana del Paese proprio nella forma che associava strettamente la Vergine alla Pace. Davanti ad essa si susseguivano, da madre a Madre, quotidianamente, accorate invocazioni: Come un campo cosparso di sangue è bagnata già tutta la terra, cessi, o Madre, l'orribile guerra, che ci uccise già tanti figliuol...Frequenti erano le processioni effettuate al seguito della Madonna itinerante che attraversava i paesi del Trentino. Ma i Padergnonesi sfollavano: chi nei casoti sui fianchi del Bondone, chi negli stoi del Castin.


Quando niente più sembrava bastare, e nemmeno il recente voto a S.Valentino pareva sortire l'effetto invocato, fra la gente del Paese si faceva chiara la volontà di assumersi un nuovo impegno: quello di dedicare alla Madonna un'opera religiosa comunitaria. Il due di maggio radio Londra annunciava la resa incondizionata delle truppe tedesche in Alta Italia. La gente ritornava in Paese al suono di tutte le campane. Mentre i tedeschi si ritiravano alla volta di Trento, seguiti poco dopo dai soldati alleati, nevicava sul rifugio e sulle rose ancora in boccio.



La Vergine dei Caschi


L'impegno venne puntualmente mantenuto fra il 1946 e il 1947. Il Paese si stava rapidamente riavendo dopo le strettezze della guerra, trovando risorse nella viticoltura vivaistica ed ottenendo occupazione nei lavori della fabbrica della futura centrale di S.Massenza e nelle opere ad essa collegate. Per la soddisfazione del debito verso la Madonna, venne costituito un comitato, la presidenza del quale venne esercitata dal padergnonese Livio Biotti.. Ci fu in Paese un acceso dibattito fra il gruppo di coloro che, volendo insieme portare a soluzione un ormai annoso problema, intendevano manifestare la propria riconoscenza alla Madre di Dio ampliando la vecchia chiesa dei santi Filippo e Giacomo o magari costruendone una nuova, e quello di coloro che, con alla testa il Biotti, volevano invece trovare una soluzione più suggestiva. C'era sopra il rifugio dei Caschi un anfratto nella roccia, che i nostri vecchi chiamavano la gana, e che sembrava fatto apposta a significare la devota alleanza fra i Padergnonesi e la Madre di Dio per scampare al tremendo insulto della guerra. Lì sarebbe sorta la cappella della Madonna dei Caschi.


Ma quale raffigurazione della Vergine era il caso di adottare, visto che la Madonna della Pace già da quasi settant'anni abitava la bussola dell'altare dei Santi Nerei nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo? La scelta cadde sull'immagine che attribuisce alla Madonna una delle sue prerogative più gloriose: quella di essere stata concepita senza la macchia del peccato originale. E fu l' Immacolata Concezione: dodici stelle sul capo; nelle mani giunte un lungo rosario; il piede proteso a schiacciare la testa al serpente, simbolo del peccato, che le insidia il calcagno col pomo ancora in bocca; il montante di luna sporgente dal globo terracqueo, segno della mutevolezza delle sorti terrene, collocato sotto la persona. "Io porrò inimicizia fra te e la Donna, fra la tua stirpe e la Stirpe di lei; Lei ti schiaccerà il capo e tu le insidierai il calcagno". Come la statua della Madonna della Pace, così anche quella dell' Immacolata Concezione fu affidata al legno ed alla mano degli scultori gardenesi.


Intanto veniva progettata la struttura del capitello che avrebbe ospitato la nuova Madonna padergnonese. L'incarico venne affidato all'ingegnere Enrico Zuccatti. Il complesso architettonico, gettato ai piedi della roccia del dos Padergnon e realizzato in pietra rossa della predera, fonde insieme in un unico organismo il tempietto col sacrario, l'ingresso al rifugio ed il terrapieno che consente l'ingresso dalla pontera dei Caschi all'edicola. Le linee arcuate della parte inferiore lasciano progressivamente luogo a quelle ortogonali della porzione superiore, disegnate da quattro pilastri d'angolo reggenti la trabeazione orizzontale e la copertura a due falde in tegole rosse.


La realizzazione della cappella fu opera squisitamente comunitaria, come lo erano state in precedenza la ristrutturazione alla fine del Settecento della chiesa dei Santi Filippo e Giacomo e, dopo la grande guerra, l'edificazione del monumento ai caduti, e come sarebbe stata negli anni Sessanta la costruzione della nuova chiesa della Madonna della Pace. I giovani e le giovani del Paese organizzarono numerosi vasi della fortuna per reperire i finanziamenti e le offerte, prima destinate alla sistemazione della chiesa, vennero utilizzate per la cappella; il signor Frioli di Lasino provvide a tagliare e a squadrare le pietre rosse; il padergnonese Raimondo Miori fornì col suo camion Ursus il paranco per i traversi alla sommità dei pilastri; i dirimpettai Luigi e Carlo Daldoss, muratori, prestarono la loro manodopera qualificata sotto l'attenta direzione dei lavori di Enrico Zuccatti e Livio Biotti; parecchi reduci di guerra assicurarono con entusiasmo la loro preziosa opera di manovalanza; le ditte e gli operai che in quel periodo erano impegnati nelle opere preliminari per la costruzione della centrale di S.Massenza si resero generosamente disponibili come coadiutori.


La nuova statua arrivò in paese nel maggio del 1947 sul camion di Raimondo Miori, ravvolta in una coperta a modo di rudimentale imballaggio, annunciata festosamente dal suono delle campane ed accolta con devozione dai fedeli. Per il momento venne collocata presso l'abitazione del Biotti situata sulla piazza del Paese, nell'attesa della solenne inaugurazione e benedizione della Cappella, che avvenne il due di giugno dello stesso anno. L'Immacolata fu portata ai Caschi dai portantini con cotta e mantellina in una processione presieduta dal vescovo ausiliare Oreste Rauzi, che era amico del notabile padergnonese Matteo Adami, e che non mancò di manifestare il proprio disappunto per l'abbandono del progetto di rifacimento della chiesa curaziale. Ma la Madonna ormai era al sicuro: perfino il Santo Padre, Pio XII, si congratulò col popolo, lavoratori e reduci della nostra parrocchia per la fausta circostanza della Cappella votiva della Vergine Immacolata.




Com'è nata l'idea del restauro.

 

Con il passare degli anni la cappella ha subito le inevitabili offese del tempo: i sassi in caduta dalle falde del dos Padergnon avevano seriamente danneggiato il tetto, l'acqua piovana aveva rovinato il fondo della nicchia ed i colori della statua si erano via via sbiaditi. In una delle riunioni del Circolo Pensionati ed Anziani di Padergnone, che si ritrova in sede tutti i mercoledì dalle 14 alle 18 per passare un po' di tempo insieme, fra una chiacchierata e l' altra, è nata l'idea di restaurare la cappella, che era messa veramente male. Il Circolo e la sua Direzione si sono trovati per discutere il problema, ed i partecipanti hanno incaricato il Presidente Cesare Morelli e il Vicepresidente Mario Walzl di attivarsi presso le autorità civili e religiose del Paese per procedere ad un restauro dell'opera comunitaria. Una volta predisposto il progetto ed approntato il preventivo di spesa da parte dell'architetto Daniele Faes, il Circolo ha deciso di raccogliere le offerte per finanziare l'opera: il Circolo ha donato il ricavato della vendita dei ceppi natalizi; il Comune di Padergnone è intervenuto con un contributo; due persone, che vogliono restare nell'anonimato, hanno offerto rispettivamente 1000 euro e 2000 euro per il restauro della statua; le varie ditte del Paese hanno partecipato con le loro offerte e moltissime famiglie hanno generosamente contribuito tramite le buste; un'altra persona, che ancora una volta desidera rimanere anonima, ha donato la laminatura in oro della croce posta sulla sommità della cappella.


I lavori sono finalmente partiti nell'aprile del 2004, coordinati dal signor Armando Graziadei, e portati a termine con generosità e dedizione dai membri del Circolo Pensionati ed Anziani e dall'apporto di numerosi padergnonesi. Così ora il tetto è interamente messo a nuovo, sono stati restaurati tutti gli elementi dell'abitacolo e rinnovato l'assetto del vialetto d'accesso. La statua dell'Immacolata è stata restaurata presso Moroder di Pietramurata ed ora abita come un tempo con i suoi colori fedelmente rinnovati in una rinnovata cappella dei Caschi.





Discorso per l'inaugurazione dei restauri

12 settembre 2004


Siamo talmente abituati alle cose belle e importanti del nostro Paese, che facciamo fatica talvolta ad accorgerci quando esse hanno subito i danni del tempo e manifestano quindi il bisogno di un doveroso restauro. E' stato questo il caso anche del capitello dei Caschi, un'opera di notevole interesse, perché rappresenta l'unico esempio, almeno nei nostri dintorni, di una cappella costruita sopra un vecchio rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale.


Solo alcuni mesi fa la costruzione si trovava in condizioni piuttosto precarie. I sassi caduti dal "dos Padergnon" avevano prodotto seri danni al tetto. L'acqua piovana era filtrata all'interno dell'abitacolo rovinando il fondo della nicchia. Dopo quasi sessant'anni i colori della statua della Madonna Immacolata si erano ormai sbiaditi. Il Circolo Pensionati Anziani del nostro Paese, che ha la sua sede proprio di fronte alla cappella, ha cominciato a tirare in campo l'argomento nelle riunioni del mercoledì. Tutti si sono trovati ben presto d'accordo sul fatto che sia il capitello che la statua della Madonna erano ridotti piuttosto male e che quindi serviva un restauro. Il presidente e il vicepresidente si sono subito attivati, con la collaborazione dei membri del Circolo, presso le autorità del Paese. L'architetto Faes ha predisposto il progetto e ha messo a punto il preventivo di spesa, e sono così partite le operazioni per raccogliere il finanziamento. Il Circolo Pensionati ha donato il ricavato dalla vendita dei ceppi natalizi. Il Comune è intervenuto con un generoso contributo. Due persone, che vogliono restare nell'anonimato, hanno offerto rispettivamente 1000 euro e 2000 euro per il restauro della statua; le varie ditte del Paese hanno partecipato con le loro offerte e moltissime famiglie hanno generosamente contribuito tramite le buste; un'altra persona, che ancora una volta desidera rimanere anonima, ha donato la laminatura in oro della croce. Di tutta la contabilità del finanziamento la popolazione sarà prossimamente informata tramite lettera alle famiglie.


I lavori sono finalmente partiti nell'aprile del 2004, coordinati dal signor Armando Graziadei, e portati a termine con generosità e dedizione dai membri del Circolo e dall'apporto di numerose persone del Paese. Il tetto è stato interamente messo a nuovo, sono stati restaurati tutti gli elementi dell'abitacolo e rinnovato l'assetto del vialetto d'accesso. La statua dell'Immacolata è stata restaurata presso di Pietramurata ed ora noi siamo tutti qui riuniti per riportarla insieme nel capitello sopra il rifugio.

 

Editore: Circolo Pensionati ed Anziani di Padergnone
Anno di edizione: 2004
Patrocinatore: Comune di Padergnone

 

 

 

 

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