Edizione:

Aggiornato il:17 Settembre 20:30.

scritta banner

 
 

La Curaziale antica dei Santi Filippo e Giacomo a Padergnone

PADERGNONE - L'antica chiesa padergnonese è ricordata in una pergamena del 1535 nella quale un tal Vigilio Bianchi lasciava un legato appunto alla chiesa di s.Sebastiano in Padergnone...
Image 


L'antica chiesa padergnonese è ricordata in una pergamena del 1535 nella quale un tal Vigilio Bianchi lasciava un legato appunto alla chiesa di s.Sebastiano in Padergnone. La denominazione, assai strana, è forse spiegata dal fatto che nel nostro luogo di culto troviamo ben tre dipinti dedicati al martire, che testimoniano di un notevole radicamento tra la gente della devozione a questo santo. Riferimento alla chiesa di s.Giacomo rinveniamo invece negli Atti Visitali clesiani del 1537, dai quali veniamo a sapere che il padergnonese Odorico Ognibeni nove anni prima, nel 1528, aveva offerto alla chiesetta una cazza d'olio per poter essere sepolto nel suo cimitero. Anche negli Statuti comuni con Vezzano del 1580 è menzionato il sindico della chiesa di s.Giacomo de Padergnone, e la medesima denominazione troviamo anche in una pergamena dello stesso anno. L'accenno esclusivo a s.Giacomo (senza riferimento a Filippo) fa forse pensare ad una primitiva dedicazione della chiesa a s.Giacomo il Maggiore, in forza anche di alcuni elementi che saranno presentati in seguito.

E' certo comunque che già nel 1520 veniva portata a termine l'opera pittorica di maggior pregio dell'edificio, un affresco di cui diremo più avanti, e che si trova collocato sulla parete a ridosso della navatina settentrionale. Viene senz'altro il sospetto che quest'ultima sia in realtà una prima costruzione del luogo di culto, e che l'affresco fosse un tempo (1520) una pittura esterna. Dicono infatti Gerfer e Graziadei che la fabbrica della nostra chiesa fu modificata nei secoli sviluppando progressivamente una costruzione bassomedievale risalente almeno al sec.XIII. Dagli Atti Visitali del 1580 sappiamo che fu necessario in quell'epoca alzare la porta piccola per impedire all'acqua piovana di invadere la navata: informazione, questa, di grande importanza storica perché viene a comprovare che già nella seconda metà del sec. XVI la nostra chiesa possedeva più di una porta. E dagli Atti Visitali del 1769 veniamo a sapere che a quell'epoca su una porta laterale v'era la data 1533. Lavori di ristrutturazione in grande stile vennero poi effettuati nel sec. XVII fino a far raggiungere alla costruzione l'attuale perimetro: sappiamo che fu portata a termine la cappella dei Santi Nerei e  venne restaurato un affresco raffigurante la Madonna, situato sul muro del cimitero allora antistante alla chiesa. La facciata assunse le odierne fattezze probabilmente entro il 1676, data scolpita ed ancora leggibile sul portale principale, mentre il presbiterio fu definitivamente restaurato nel 1782, anno in cui fu riconsacrato l'altar maggiore che prima di allora era senza una precisa data di consacrazione.

La nostra chiesa fu cappella campestre fino al 1630, allorché fu dichiarata primissaria curata della pieve di Calavino. Si dovette poi attendere fino al 16 aprile del 1958 perché essa fosse eretta a chiesa parrocchiale, per lasciare quindi ruolo e posto alla nuova parrocchiale della Regina della Pace, consacrata il 30 giugno del 1968. L'odierna piazzetta antistante un tempo era più ampia dell'attuale ed ospitava una, la più bella, delle tre fontane padergnonesi ormai tristemente scomparse. Ed anche la scalinata posta dinanzi al portale ligneo dalla struttura ortogonale era, fino agli anni Venti del secolo scorso, arrotondata a somiglianza di quella che introduce alla porta del s.Cristoforo.

***

Il curato Giandomenico Pozzi da Castelcondino, che fu a Padergnone dal 1872 al 1885, fu il primo a capire che i cinquantasei posti della chiesa dei santi Filippo e Giacomo erano già a quel tempo divenuti del tutto insufficienti per le esigenze pastorali. Costituì allora un "fondo per la rifabbrica della chiesa curaziale" da lui stesso amministrato, al quale assegnò pure una particella (forse il cosiddetto lunèl) acquistata all'asta a Vezzano nel 1882. Il tutto fu registrato presso il Giudizio distrettuale di Vezzano, venne approvato dalla Curia principesco-vescovile e dalla Rappresentanza del Comune di Padergnone. Il primo progetto organico della "rifabbrica" della curaziale fu disegnato nel 1892 dall'allora Cooperatore presso la pieve di Calavino don Donato Perli da Andalo su invito del nuovo curato di Padergnone don Angelo Campregher, che amministrò la nostra comunità religiosa dal 1885 al 1905. La nuova costruzione avrebbe dovuto avere, fra il resto, una facciata completamente modificata: abolizione della scalinata con conseguente abbassamento del pavimento, inserimento di quattro colonne con relativo capitello, frontone classico con oblò centrale, serie di tre finestre con quelle laterali ad arco e leggermente abbassate rispetto a quella centrale a mensola. Se fosse prevalso il progetto perliano, ora, a valle dei Crozoi e di fronte a casa Beatrici ex Conti, al posto della attuale sobria costruzione rustica dalle linee semplici e pulitissime, ci troveremmo davanti un edificio alto quasi diciassette metri dall'aspetto maestoso e classicheggiante.        
Il successivo curato, don Vigilio Tamanini, che fu a Padergnone dal 1905 al 1919, si mise all'opera per costituire un nuovo Comitato pro chiesa, regolarmente approvato dalla Rappresentanza Comunale nel novembre del 1907, e per ottenere (due anni dopo, nel 1911) il benestare all'inizio lavori da parte dell' imperial regio Capitanato Distrettuale di Trento. E non solo, ma fu anche necessario ottenere (nel 1912) l'approvazione  della Commissione Centrale di Vienna per la conservazione dei monumenti storici. Ma la grande guerra spazzò via non solo le buone intenzioni di don Vigili, ma anche le vecchie istituzioni asburgico-tirolesi. Chi si rimise all'opera nel 1924, mentre era sindaco Enrico Decarli, fu il longevo don Giuseppe Tamanini, che, prima di ritirarsi in pensione presso la casa di Vigilio Decarli con ingresso sul Dossalt, resse la curazia padergnonese dal 1919 sino al 1954. Il comitato di don Tamanini, spinto soprattutto dallo studioso di agraria padergnonese Rebo Rigotti, non amava il progetto perliano che stravolgeva le linee stilistiche della chiesa preesistente e quindi i lavori che vennero effettuati in quell'epoca furono marginali ed ignorarono completamente il disegno del Perli: venne semplicemente rifatta la scalinata (che il Perli avrebbe voluto abolire) e furono incorniciati lo zoccolo, il tetto, il portale e la finestra della facciata, che in precedenza era a tutto sesto.
Nel 1945 ci si rivolse all'architetto Mario Sandonà per un nuovo disegno di ampliamento della chiesa, il quale, però, ne modificava la struttura proiettandola verso il basso (cripta) e verso est con notevole dispendio di spazio. Il lungo tira e molla del Comitato fece perdere la pazienza, più tardi, a don Dante Borghesi, primo parroco (1954-1960), il quale, su consiglio di Matteo Adami, primo sindaco del ricostituito comune, decise di abbandonare il progetto di ampliamento per abbracciare quello della costruzione ex novo: in località Ave su disegno di Mario Eccel.       


Appena entrati dal portale principale, a sinistra nella navata troviamo il fonte battesimale in pietra rossa coperto con legno di noce e con serratura in ferro battuto, concesso nel 1791, essendo i battesimi prima di questa data di esclusiva competenza pievana. Più avanti sulla parete si trova l' opera forse di maggior pregio storico della chiesa, di cui si parlava un poco sopra: un affresco che porta la scritta 1520 ser Antoni de la molìna e soi flioli...a fato fare queste figure per sua devocione, ed il nome del probabile autore: Nicolò. Le tre figure centrali sono facilmente identificabili. Si tratta di Santa Caterina d'Alessandria con la palma e la ruota del martirio, di San Sebastiano legato al palo e coperto di frecce, e di una Madonna in trono col Bambino e un libro aperto.
Si dice che S.Caterina sia stata martirizzata agli inizi del sec. IV per decapitazione, dopo essere stata torturata con la ruota uncinata, la quale comunque, nel ferirla, si sarebbe spezzata. La notizia della sua santità venne probabilmente introdotta nella nostra zona da missionari orientali che dal sec. VI al sec.VIII vi operavano per ricomporre lo scisma detto tricapitolino. S.Sebastiano, popolare in tutto il Trentino tanto da diventare il patrono dei bersaglieri o sizzeri, fu crivellato di frecce a causa della sua fede; scampato miracolosamente alla morte, si ripresentò all'imperatore Diocleziano che, montato su tutte le furie, lo fece gettare nella Cloaca Massima.                                          

ImageImage

Nell'affresco del cinquecentesco Nicolò appare sulla destra un'altra immagine, parzialmente rovinata, rappresentante s.Rocco che mostra la piaga sulla gamba, mentre a sinistra, racchiusa in un apposito riquadro, emerge una figura di santa non identificata, che, a detta degli esperti, data anche la sua ridotta capacità di tenuta, potrebbe essere stata aggiunta a secco in un momento successivo. Nelle sue linee generali il complesso pittorico si rivela come un dipinto marcatamente popolare ed arcaico, dalle linee assai più pesanti ed approssimative rispetto agli affreschi che, proprio in quel periodo, la numerosa famiglia di pittori dei Baschenis de Averara andava eseguendo nelle Giudicarie e nel vicino Banale.
Sulla parete di fronte è situata una bella nicchia affrescata con un battesimo di Cristo, raffigurante Giovanni Battista, alcuni angeli e una colomba radiante. Essa è databile 1791, anno in cui fu concesso il fonte battesimale in ammonitico rosso coperto di legno di noce con cerniere e serratura in ferro battuto di cui abbiamo già detto. Proprio sopra il portale laterale rivolto a sud, troviamo un ottocentesco olio su tela raffigurante s.Antonio da Padova con giglio, libro e basilica sullo sfondo, di autore proveniente dall'ambito veneto, bene incorniciato con legno di noce dipinto di nero con parziali dorature. Del medesimo santo, rivolgendoci dall'aula o navata al presbiterio, incontriamo sulla sinistra una statua lignea con Bambino che fa coppia con un'altra analoga sulla destra raffigurante s. Giuseppe.
Tardo settecentesco è il rifacimento del presbiterio, come dimostra l'interessante iscrizione in cartiglio posta sulla parete interna della volta: sumptibus communitatis padergnoni et admodum adiuvante prenobili r.do d.no Petro Pedrini cive tridenti huius aecclesiae curato sacellum hoc erectum fuit anno d.ni MDCCLXXXII III.id.iul., cioè a spese della comunità di Padergnone e con l'aiuto del nobiluomo reverendo don Pietro Pedrini cittadino di Trento curato di questa chiesa fu eretto questo presbiterio nell'anno del Signore 1982 il 13 di luglio. Più che di erezione ex novo si tratta, però, di rifacimento in quanto nel presbiterio stesso si trova traccia di affreschi cinquecenteschi: figura di santo nell'abside a sinistra e di s. Sebastiano (ed altro) a destra presso la finestra.
Alla seconda metà del sec.XVIII risale anche l'attuale altare maggiore, la cui precedente versione, secondo gli Atti Visitali del 1769, era dedicata, oltre che ai Santi titolari, anche alla ss.Vergine detta della Pace. Costruito da artisti di ambito lombardo, esso riunisce vari materiali, tecniche e colori: ammonitico bianco e rosso, mischio della val Caregna, nero di paragone, verde Alpi. Tanto nel tondo sulla parete dell'altare (con sullo sfondo immagini di città murata), quanto nelle due nicchie dell'abside sono rappresentati i santi titolari: s.Filippo e s.Giacomo. S.Filippo Apostolo viene ricordato in due importanti episodi del Vangelo di Giovanni nei quali egli mette in mostra un certo schietto realismo. Così, prima della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dichiara sfiduciato: "Duecento denari non bastano neanche a darne un pezzetto per uno". E nell'ultima cena chiede a Cristo di mostrargli il Padre, ottenendo una risposta un tantino risentita: "Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?". Filippo fu martirizzato a Ierapoli di Frigia, presso l'odierna città turca di Saraykoey, dove si era recato per diffondere il Vangelo: condannato alla morte di croce, pare che abbia chiesto ed ottenuto di essere crocifisso capovolto, per rispetto al martirio del suo Maestro. Per questo s.Filippo è raffigurato con la croce.     
                                        
Image

Se s.Filippo è rappresentato con la croce, s.Giacomo è raffigurato col bastone. S.Giacomo il Minore (da non confondere con il Maggiore a cui è dedicata, per esempio la chiesa di Covelo), infatti, a causa della sua fede sembra che sia stato fatto precipitare dal tempio di Gerusalemme. Essendo tuttavia scampato miracolosamente alla morte, venne lapidato e definitivamente ucciso a bastonate. Capo della Chiesa di Gerusalemme insieme con Pietro, egli è nominato varie volte nel Vangelo, negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di s.Paolo. Probabile autore di un vangelo apocrifo (il protovangelo di Giacomo), deve la sua notorietà alla famosa epistola di s.Giacomo, dove si afferma che  "la fede senza le opere è morta".
Sopra il tabernacolo concesso nel 1791 c'è un baldacchino marmoreo con due angeli laterali recanti l'uno un mazzo di spighe e l'altro un grappolo d'uva. Nella settecentesca retrostante ancona di ammonitico bianco e mischio castionese sono raffigurati i santi Pietro (con il libro e le chiavi), Paolo (con il libro e la spada), Luigi (con il giglio) e la Madonna con Bambino in gloria fra gli angeli. Nel coro i banchi sono di legno di noce e vi appare l'ammonimento a rimanere sulla retta via: "Ne declines neque ad dexteram neque ad sinistram" ("Non deviare nè a destra nè a sinistra"). La volta del presbiterio è affrescata con un motivo floreale recante un tondo centrale con i simboli degli evangelisti, Dio Padre, volto d'angelo, agnello mistico radiante in trono con i segni dei sette sacramenti mentre ai lati concavi appaiono le scritte: "Deo numquam satis" ("Per Dio niente è abbastanza"), "Deus charitas est" ("Dio è carità"), "Altitudo divinarum" ("Profondità delle cose divine") e "Ego sum lux mundi" (Io sono la luce del mondo"). Tardo settecentesca è la balaustra di legno di noce che delimita il presbiterio dall'aula o navata.
La cappella laterale a sinistra è dotata di una navatina con banchi di noce, nella quale appare, sulla parete a sinistra, una nicchia contenente un affresco di autore ignoto raffigurante una conchiglia concava, simbolo frequentemente associato nell'iconografia a s.Giacomo il Maggiore ed ai pellegrini che nel Medioevo si recavano in pellegrinaggio nel santuario di Santiago de Compostela nella Galizia spagnola. Forse la navatina rappresenta il primitivo (medievale) perimetro della chiesa, allora detta cappella campestre. Nella cappella è ospitato il secentesco altare a parte evangelii in legno dorato e policromato, il quale tradizionalmente è detto della Madonna poiché, oltre che a recarne l'iscrizione sulla parete, conteneva anche la statua lignea della Madonna della Pace che ora si trova nella nuova parrocchiale. Tuttavia, leggendo gli Atti visitali del 1769, veniamo a sapere che esso a quell'epoca era dedicato ai Santi Martiri Nerei e ne conteneva le reliquie insieme con le ossa di s. Luigi ivi depositate avanti cento e più anni colla loro autentica. Infatti ai lati della bussola, ora desolatamente vuota, un olio su tela settecentesco rappresenta s.Domitilla e S. Pangrazio (a sinistra) e (a destra) s.Nereo e s.Achilleo, sovrastati da altri elementi lignei raffiguranti Dio Padre, una colomba e immagini d'angelo.
La statua della Madonna della Pace fu scolpita (e collocata) nel 1881, opera del gardenese Moroder. All'epoca la statua rappresentò una vera e propria singolarità padergnonese, perché la Madre di Dio vi è raffigurata con la palma d'olivo, circostanza allora del tutto sconosciuta all'iconografia mariana. La Madonna con l'olivo, del resto, è una costante nella devozione del paese, data la presenza un tempo di un dipinto del 1535 che la ritraeva nella curaziale antica con il nome popolare di Madonna delle palme, e fino a qualche tempo fa sulla parete esterna della volta del presbiterio campeggiava un nastro con la scritta Beatae Mariae Virgini de Pace. Accanto all'altare della Madonna, a destra, è situato il confessionale ottocentesco in legno di conifera dipinto, mentre nei pressi si possono osservare due interessanti pietre tombali di ignoto lapicida, l'una datata 1600 e l'altra 1732. La prima reca scritto nicolaus et antonius fratres abeatrice hoc sibi et suis posteris monumentum fieri curarunt anno MDC, cioè i fratelli Nicolò e Antonio Beatrici si presero cura di far fare per sè e per i loro discendenti questo monumento nell'anno 1600. La seconda invece recita semplicemente beatriciorum et successorum familiae 1732 che vale a dire alla famiglia dei Beatrici e ai discendenti.    

ImageImage
                                              
Nella piccola navata della cappella della Madonna o dei Santi Nerei, sulla parete di destra, dove attualmente appare un arco murato, c'è il luogo attraverso il quale si doveva accedere in passato al pulpito (concesso per l'omelia nel 1856) che, come si mostra in immagini d'epoca, sovrastava la navata principale. Sulla quale sono esposti anche oggi i primottocenteschi dipinti delle quattordici stazioni della Via crucis, con la settima che reca un curioso anacronismo: ad aiutare Cristo caduto per la seconda volta c'è un uomo barbuto con cappello ed indumenti di foggia popolare settecentesca. Che sia l'effigie dell'anonimo autore?
A parte epistulae si trova la bella cappella di s.Rocco (detta dei òmeni perché in passato era occupata esclusivamente da fedeli di sesso maschile) con altare ligneo forse secentesco le cui colonne sono decorate a facce di putto. Nella pala, sotto la Madonna con Bambino incoronata da due angeli, uno di carnagione chiara e l'altro di colorito piuttosto scuro, troviamo una serie d'immagini di santi alcune delle quali compaiono anche nell'affresco cinquecentesco. S.Caterina d'Alessandria d'Egitto appare a destra con la mano sulla ruota. S.Sebastiano, al quale, come sembra dalle vecchie pergamene, era forse intitolata la preesistente cappella medievale, si presenta al palo del martirio. S.Rocco, in abito da pellegrino, mostra la sua piaga mentre il cane gli reca un pane. Egli è un santo di origine orientale, ma la leggenda lo vuole in opera a conforto degli appestati in quel di Piacenza; colpito lui stesso dal terribile male, è nutrito dal nobile Gottardo appunto con l'ausilio di un cane. S.Lucia a sinistra esibisce il piatto con gli occhi che, secondo la tradizione, le furono cavati dopo che il fidanzato la denunciò come cristiana in Siracusa al tempo di Diocleziano. La presenza di s.Rocco e di s.Lucia rafforza l'ipotesi (già espressa a proposito di s.Caterina) della diffusione nei nostri luoghi del culto di santi orientali da parte di missionari al tempo dello scisma tricapitolino. Piuttosto controversa è la identificazione del pontefice con triregno e croce pontificale: poiché la pala sarebbe stata dipinta nel primo decennio del sec.XVII, potrebbe trattarsi di Gregorio VII, il pontefice che nel sec.XI si oppose alle ingerenze imperiali in campo religioso e che fu canonizzato proprio nel 1606. Siccome, però, la figura di pontefice sembra fosse un tempo popolarmente chiamata Papasisto, potrebbe forse riferirsi a papa Sisto III (morto nel secolo V), particolarmente devoto alla Madonna, alla quale dedicò a Roma la ricostruzione della basilica liberiana denominandola s.Maria Maggiore.
Assai interessanti sono anche gli affreschi cinquecenteschi di probabile ambito veneto, posti all'esterno presso il portale sud, che raffigurano S.Cristoforo e, nella lunetta, la Sacra Famiglia. Racconta l'agiografo medievale Jacopo da Varazze che il gigante Reprobo, d'aspetto terribile e spaventoso, ambisse di servire l'uomo più potente del mondo. Dopo aver sentito parlare del Cristo, a mettere in pratica i suoi precetti di carità, traghettando i viandanti da una riva all'altra di un impetuoso fiume. Quando gli accadde, pur senza saperlo, di trasportare sulle spalle il Bambino Gesù, si chiamò per sempre Cristoforo, cioè portatore di Cristo. E fu raffigurato anche sull'esterno della nostra chiesa, a protezione dei viaggiatori. Per quanto riguarda poi la Sacra Famiglia, qualche studioso identifica la figura maschile di destra (in verità un po' staccata dal resto ed in atteggiamento più umile)  non con s.Giuseppe, ma con s.Giacomo, identificando quindi il contenuto della lunetta con la Madonna con il Bambino e s.Giacomo, il quale, del resto, si occupa della vita della Vergine nel protovangelo tradizionalmente attribuitogli. Che s.Giacomo sia assai più importante di s.Filippo nella tradizione religiosa del paese è un fatto confermato anche dall'onomastica storica: mentre sulle antiche carte i Giacomo si contano a centinaia, i Filippo sono praticamente inesistenti. A lato del portale del s.Cristoforo si erge il campanile arricchito con bifore e, nella cella campanaria, con maschere di pietra.
Secondo gli Acta Visitalia nella chiesa dei santi Filippo e Giacomo si trovano numerose reliquie: dei capelli della s.ma Vergine, di s.Paolo Apostolo, di s.Lorenzo levita e martire, dei santi Apostoli titolari san Filippo e Giacomo (nell'altar maggiore), dei santi Nerei (ex parte evangelii) ed alcune ossa di s.Luigi, del legno della ss.Croce  (ex parte epistulae).
itenfrdeplptrorues

Prossimi eventi

22 Set
MARGONE - Festa d'Autunno volo libero
Data 22 Set 2019 10:00 - 16:30
23 Set
SARCHE - Il comune incontra i censiti
Data 23 Set 2019 20:00 - 21:00
30 Set
CALAVINO - Il comune incontra i censiti
Data 30 Set 2019 20:00 - 21:00
4 Ott
LASINO - Festa della zucca
Data 4 Ott 2019 19:00 - 6 Ott 2019 20:00
7 Ott
PERGOLESE - Il comune incontra i censiti
Data 7 Ott 2019 20:00 - 21:00
20 Ott
PERGOLESE - La Grasparola
Data 20 Ott 2019 08:30 - 09:30

Notizie Regionali

17 Set 2019 - Oriana Bosco
Pronti per la Festa dell'Uva - Giovo

62° Festa dell’Uva di Verla di Giovo: tradizione, spettacolo e comunità.

17 Set 2019 - APT Val di Sole
Latte in festa - Rabbi

Grande conclusione il 21 e 22 settembre 2019 in Val di Rabbi per il gustoso evento “Latte in Festa”.

17 Set 2019 - Gustavo Vitali
Fassa Sky Expo 2019, novità per il volo libero

La sesta edizione della rassegna legata al volo libero in deltaplano e parapendio si terrà a Campitello [ ... ]

16 Set 2019 - Soccorso Alpino Trentino
Parapendio precipita in Marmolada

Sono terminate le operazioni di recupero della salma di un pilota di parapendio  che questo pomeriggio [ ... ]

Nazionali

17 Set 2019 - Bruna Biagioni
Hikikomori: facciamo chiarezza - Italia

Un nuovo disagio che riguarda i giovani si affaccia oggi all’attenzione delle cronache: è quello dei [ ... ]

17 Set 2019 - Club Alpino Italiano
In Carnia lungo il sentiero CAI - Friuli

Tra natura e storia in Carnia con il CAI.

Fuori Valle

22 Set
PERGINE VALS: - Camminata per la Vita
Data 22 Set 2019 09:00 - 13:00
22 Set
GIOVO - Marcia dell'uva
Data 22 Set 2019 09:00 - 12:00
4 Ott
TRENTO - Concerto Coro Paganella
Data 4 Ott 2019 20:30 - 21:30

Frase del giorno

Se non sai dove andare, finirai probabilmente in qualche altro posto.
Laurence Johnston Peter
 

Menu utente