Il continuo stillicidio e le piccole
cascatelle creano una miriade di episodi da ammirare, i muschi, i
licheni, arbusti abbarbicati in strette fessure...

Documentazione fotografica nella sezione "AlbumFotografici" del portale.
Dopo due giorni di abbondanti piogge, è
il momento, dopo parecchio tempo, di andare a vedere il Sarca gonfio
d’ acqua nei pressi dello storico ponte di Balandin, posto poco a
valle del ponte detto “dei servi” che conduce a Villa Banale.
Lasciata la macchina nell’unico posto
di parcheggio a lato della statale, si scende la vecchia mulattiera
che con alcuni tornanti giunge al ponte. Sul lastricato le
scanalature lasciate dai “bròzi” testimoniano il
passaggio di questi carretti, tipici della zona, che per tante
centinaia di anni hanno risalito questi ripidi versanti per
collegare le Giudicarie Esteriori con la Valle dei Laghi.
Più in basso la sorpresa di
trovare nuove opere svolte sicuramente dalla PAT, per attrezzare la
zona a scopo escursionistico e turistico.
Un modernissimo ponte bianco, sostenuto
da funi, con una unica campata attraversa la valle ad una quota più
alta ed a monte del vecchio ponte medioevale.
Nei pressi panchine, tabelle
indicatrici, mulattiere sistemate e protette da parapetti metallici,
conducono al ponte di Balandin, detto così, sembra per il
fatto che nel suo lastricato un piastrone mal sistemato si dondolava
al passaggio dei carri (vedi La Viabilità del Trentino
Occidentale di Dante Ongari).
Al ponte il recupero della vecchia
calchèra ricorda le iniziative economiche di un tempo, e da
questa si diparte il tracciolo in sinistra Sarca che, solo per chi ha
passo sicuro, permette di seguire il fiume.
La vista dell’acqua impetuosa, nello
stretto intaglio largo pochi metri, nella roccia, calcare rosso
ammonitico, di maggior consistenza rispetto la parte superiore in cui
il fiume e le altre vicende geologiche hanno operato nei millenni,
con larghezze ben maggiori, qui è particolarmente
affascinante.
Il continuo stillicidio e le piccole
cascatelle creano una miriade di episodi da ammirare, i muschi, i
licheni, arbusti abbarbicati in strette fessure, i residui di
marmitte dei giganti, fatte dal fiume e poi dallo stesso demolite,
rendono questo ambiente particolarmente affascinante.
Il livello dell’acqua al momento non
consiglia di proseguire e non permette di vedere il ponte naturale
sotto il quale passa il fiume quando la portata è minore. Il
posto merita di essere visitato nelle diverse stagioni, quando il
fiume è gonfio d’ acqua e quando essa è ridotta, in
modo da analizzare meglio tutti gli episodi di scultura fluviale
creati dall’ incessante lavorio della corrente, e porre anche l’
attenzione alla gran varietà botanica determinata da tanti
microsistemi ambientali.
Ritornando sulla sponda destra, i
percorsi attrezzati permettono di raggiungere alcuni punti di vista
panoramica creati con aeree piattaforme metalliche che portano a
vedere altri lunghi ed interessanti scorci della forra.
Dal nuovo ponte sospeso, il sentiero
prosegue per Villa Banale e Stenico, nel mentre verso la Valle dei
Laghi, il vecchio percorso risaliva al passo “della Morte” più
alto di circa 500 metri per poi ridiscendere alle Sarche:
Vista la lodevole iniziativa della PAT
di attrezzare la zona per un sicuro accesso di turisti, sarebbe di
sicuro interesse per i visitatori di trovare tabelle esplicative sia
della geologia dei luoghi, sia dell’importanza storica della zona
come punto di passaggio, ed anche di notizie storiche sia di grande
rilievo che anche di interesse più esplicitamente locale,
quali ad esempio si possono anche ricavare anche nel volumetto “Il
Canyon del Limarò” di Vittorio Parisi.
Vi è anche da sperare che in
tempi rapidi si giunga al recupero della vecchia strada statale ora
sottesa dalle gallerie, sia per portare i visitatori a visionare la
forra dall’alto, ove la grandiosità del posto è
ancora più evidente, ed anche per completare il percorso per
biciclette che collegherebbe gli ampi itinerari del Bleggio e del
Lomaso con quelli della Valle dei Laghi, percorso ormai segnalato in
varie guide specializzate.
Non si può però non
esprimere qualche perplessità per la mancanza sia di una
segnaletica che informi dell’esistenza di questo interessante
percorso rimesso a nuovo, sia della quasi totale assenza di posti di
parcheggio nelle immediate vicinanze. Se non si induce e si
facilita il turista a accedere, l’ investimento rischia di
rimanere sterile, ed anche il ponte sospeso, che forse creato con
altro colore poteva risultare meno impattante ed estraneo ai luoghi,
non ha funzione di richiamo non essendo visibile da chi percorre la
sovrastante strada.
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