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Alla riscoperta del massiccio Gazza-Paganella | Stampa |
di Roberto Franceschini   

VALLE DEI LAGHI – Questo periodo dell’anno, per certi aspetti, è il migliore per compiere delle escursioni in montagna. Le giornate spesso sono soleggiate, il cielo è terso e la temperatura non eccessivamente bassa...

VALLE DEI LAGHI – Questo periodo dell’anno, per certi aspetti, è il migliore per compiere delle escursioni in montagna. Le giornate spesso sono soleggiate, il cielo è terso e la temperatura non eccessivamente bassa. I colori dei boschi e della campagna di fondovalle, abbandonano progressivamente il verde predominante della stagione estiva, per lasciare spazio a una tavolozza di colori dalle sfumature più varie e gradevoli alla vista. Per certe uscite, anche di una sola mezza giornata, non è necessario andare chissà quanto lontano. Certi luoghi, senza saperlo, sono a portata di mano. A poche decine di minuti dalla città capoluogo. E’ il caso del massiccio Gazza-Paganella. Una montagna al cospetto della Valle dell’Adige, ed ancor più estesa sul versante della Valle dei Laghi. La proposta è di apprezzare questi luoghi (antichi passaggi alpini con l’altipiano di Andalo e Molveno), con base di partenza la minuscola frazione vezzanese di Margone, adagiata a quota 947 su degli ampi terrazzamenti prativi. A solo 18 km dalla città di Trento. Dalla frazione si consiglia di risalire la vecchia mulattiera, ora trasformata in un comodo sentiero di montagna, passando per il capitello dedicato a Sant’Antonino, e quindi alle Coste del Gazza poco oltre l’omonima malga a quota 1549. Da Margone circa un’ora. A questo punto s’incrocia il segnavia SAT n.602, che in cinque ore ti porta agevolmente, in direzione nord-est alla sommità della Paganella a 2124 metri.

Ma prima di arrivare alla montagna simbolo del capoluogo provinciale, i nostri scarponi incontrano altri affascinanti passaggi. Poco oltre il Monte di Ranzo (q.1835), si può ammirare l’ampia insellatura della Bocca di S.Giovanni (lapide marmorea del 1626) a quota 1572, e più oltre l’omonimo passo a 1667 metri. Possibilità di scendere nel versante opposto, verso il Lago di Molveno. Se così non fosse, invece, si prosegue per il medesimo sentiero 602 della Società degli Alpinisti Tridentini, raggiungendo da prima il Monte Gazza (q.1935), poi il Passo di S.Giacomo (q.1963). Passo che si può raggiungere anche dalla frazione Covelo di Terlago, risalendo un erto sentiero. Inevitabile, a questo punto, non raggiungere la vetta del Canfedin (q.2034) e soffermarsi al punto panoramico eretto dagli alpini della zona. Panoramica mozzafiato su buona parte dell’Italia nord settentrionale, la Pianura Padana e gli Appennini tosco-emiliani. Se il fiato e il tempo a disposizione ci aiutano, possiamo proseguire spediti verso il Cornetto di Pra Grant (q.1684) e il passo di S.Antonio (q.1893). Di qui in poche decine di minuti alla Paganella, oppure ridiscendere verso Monte Terlago, non senza un momento di riposo al vecchio capitello dedicato al santo patrono di Padova (q.1547). In tal caso percorreremo uno dei sentieri più rudi delle montagne trentine. Dalla rara bellezza e dove è facilissimo incontrare colonie di camosci e cervi. Lungo l’itinerario proposto, l’unico punto di appoggio (e sosta) è il rifugio «Bait del Germano» (info: 330-282952 / 348-7444270), a metà curca dell’intero tracciato. Qualora si decidesse di non ritornare a Margone, c’è la possibilità di scendere nel fondovalle da ognuno dei passi menzionati, usufruendo poi dei servizi pubblici di trasporto per il ritorno a casa.


nella foto: varie foto della zona interessata




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Ultimo aggiornamento ( giovedì 22 novembre 2007 )
 
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