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PADERGNONE -
Il nome di Rebo Rigotti si inserisce nel lotto dei grandi genetisti
italiani del secolo scorso,
stante la poliedrica mole di risultati
ottenuti nei campi della selezione clonale, l’ibridazione e l’incrocio,
operati con rigore al fine di migliorare l’agricoltura trentina.
Il nome di Rebo Rigotti si inserisce nel lotto dei grandi genetisti italiani del secolo scorso, stante la poliedrica mole di risultati ottenuti nei campi della selezione clonale, l’ibridazione e l’incrocio, operati con rigore al fine di migliorare l’agricoltura trentina, mettendole a disposizione nuove razze di grano e mais adatte alla montagna, di patate resistenti alle malattie,di nuove varietà di mele e pere, pesche, portainnesti per drupacee, erba medica, sorgo, foraggere, radicchio, pomodoro, fagiolo, chenopodio echinoa.
Nato a Padergone (Trento) l’11 luglio 1891 da famiglia contadina,
primogenito di cinque fratelli: Rebo, Sennen, Gennaro, Fabio e Quintino. Il padre Pietro produceva il Vino Santo con cui forniva anche Vienna. La madre Antonia Marzani era una nobildonna di S. Marzano di origine napoletana. Nel 1928 consegue il titolo di perito agrario presso l’Istituo Agrario di Conegliano Veneto. Il 5 settembre 1921 si sposa con Anna de Manincor dalla quale ha 5 figli: Fabio, Camillo, Anna Maria, Licia, Ulisse.
Dal 1919 al 1921 è Rilevatore dei danni di guerra presso il Genio Civile di Rovereto. Dal 1921 al 1923 è Ispettore delle Cantine Sociali della Regione e quindi direttore, dove collabora con Giulio Cattoni, responsabile dei Vivai viticolo-pomologici del Consiglio Agrario Provinciale di Trento, direttore dell’Azienda Contessa Martini di Mezzacorona. Nel 1936, per concorso ministeriale,
approda, come sperimentatore alla Stazione Agraria Sperimentale di S. Michele a.A..Vi resta fino al pensionamento avvenuto il 31 gennaio 1959, dopo 50 anni di impegnativo lavoro, pur collaborando ancora per un certo periodo.
Dal 1930 al 1949 teneva numerose conferenze agrarie per insegnanti, tecnici e contadini. Pubbllica numerosi volumi e collabora
con giornali e riviste. Mette a punto con Ferdinando Tonon la “Carta Viticola del Trentino”. Fonda la Società esperantista, per l’affratellamento dei popoli. Ma il suo capolavoro resta l’impegno nella genetica della vite, espletata dal 1924 al 1950. Dal 1937 al 1950 realizza incroci fra “locali fini”e “stranieri fini”. E’ da questo periodo che scaturiscono gli incroci 107-3 Rebo, 84-11 Gold Traminer, 107-2 Sennen, 123-4 Gosen e numerosi altri, in gran parte andati perduti. Fino alla morte, avvenuta il 9 settembre 1971 a Trento, instancabile è stato il suo impegno di studioso, sensibile ai problemi sociali.
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