|
Pagina 2 di 14
Padergnón
-
Importanti documenti nei quali troviamo scritto
il nome del nostro Paese risalgono al 1307, quando è ricordato
un certo Armanio
de Padergnono,
al quale viene appaltata la pesca nel lago di s.Massenza, e al 1321,
data in cui è citato per lo stesso motivo un Nasimbenus
quondam ser Ture de Padergnone.
Tuttavia, l'Ausserer (citato dalla Mastrelli Anzilotti nel suo
Dizionario
dei toponimi),
ricorda che la prima citazione del nome del nostro Paese risale a un
documento addirittura del 1251, nel quale compare l'espressione in
pertinentiis Padergnoni,
cioè nel
territorio di Padergnone.
Già a partire dalla prima metà del secolo XIII,
infatti, troviamo Padergnone impegnato a fianco di Vezzano nella
famosa lite
per Arano contro
Vigolo e Baselga.
La
più antica ipotesi etimologica definisce il termine Padergnone
come un toponimo prediale della gens
Paternia,
famiglia romana di coloni militari che, stabilitisi nella zona dei
Laghi dopo la guerra
retica,
gestivano nei pressi di Sottovi
il fundus
o
praedium
Paternius
o
Paternus,
dal quale già allora ricavavano forse il vino
retico,
che stuzzicava perfino il palato astemio di Ottaviano Augusto. Sono
di quest'opinione il Vogt-Lunelli, il Chiusole (che sostiene appunto
che Padergnone
è "un prediale della gens
Paternia"
con "terminazione gallica in onum")
ed anche l'Orsi che parla di Paternionum
come
derivante dal gentilizio
Paternius.
Ancora il Lorenzi ricorda che nell'iscrizione dei Lummennones
a
Romeno fra i nomi personali si leggono anche quelli di un certo
Paternus
e
di un certo Justinianus.
Per la verità quest'ipotesi, che possiamo definire
romano-prediale,
è stata formulata originariamente in un'epoca in cui tanto le
etimologie latine quanto i riferimenti alla romanità erano
assai di moda. Alla medesima nidiata appartengono anche la
derivazione di Calavino dalla gens
Calavia,
quella di Lasino dal fundus
Asinius,
quella di Vezzano dal fundus
Vettianus,
di Ciago dal fundus
Aciagus
e di Lon dal fundus
Lonius.
In realtà, nonostante in tutti i luoghi sopra nominati siano
copiosi i ritrovamenti romani, soltanto il fundus
Vettianus e
i praedia
Tublinatium sono
dotati di un sicuro sostegno storico, ricordati come sono nella
celebre epigrafe di Castel Toblino, nella quale un certo Druinus,
in
qualità di actor
praediorum
Tublinatium,
tutela il suo tegurium
dedicato
fatis
fatabus con
un versamento
appunto
al conlustrio
fundi Vettiani.
Una
qualche variante dell'ipotesi sopra esposta è rappresentata
dalla tesi secondo la quale il nostro toponimo non deriverebbe tanto
dai Paterni
e
dal loro fundus
di
Sottovi,
quanto piuttosto e più semplicemente dal sostantivo latino
pater
(padre).
Se
ne fa interprete soprattutto la Mastrelli-Anzilotti, secondo la quale
il toponimo in questione verrebbe "dall'aggettivo paternus
nel
senso di fondo
ereditato dal padre".
In questo caso scomparirebbe la necessità di scomodare i
Paterni
e "il toponimo sarebbe da accostare a Maderno
nel
comune di Trento e sempre a Maderno
sulla
riviera bresciana del Garda, che vengono riportati a maternus
'(fondo) ereditato dalla madre' ". Il Casetti nella sua Guida
storico-archivistica del Trentino
fa derivare il nome del nostro Paese da Paternio-Paternionis
(forse
inteso appunto come fondo
ereditato dal padre):
in questo caso la terminazione in -one
non sarebbe dovuta ad un suffisso di influsso gallico, come sostiene
il Chiusole, ma direttamente al genitivo del nome latino. La radice
pater
o pader
è
frequentissima in Italia (Paderna, Paderno d'Adda, Paderno Dugnano,
Paderno Franciacorta, Paderno del Grappa ecc.) e non è assente
nemmeno all'estero: basti pensare alla città tedesca di
Paderborn
in Vestfalia nelle vicinanze del Teutoburgerwald
ed
a quella austriaca di Paternion
nei
pressi di Villach. Non privo di interesse è anche il fatto
che, come ci riferisce anche il Lorenzi nel suo Dizionario
toponomastico trentino,
una zona montuosa di Lundo in Lomaso sia chiamata Padernione.
Per
risolvere i problemi di toponomastica dei paesi dell'attuale Valle
dei Laghi, il ricercatore vezzanese Nereo Cesare Garbari (affiancato
qualche volta anche da Mastrelli Anzilotti) ha enunciato, nel suo
volume su Vezzano, delle nuove ipotesi, molto suggestive e nostrane,
rivolgendosi al mondo culturale dei Reti o comunque preromano. Così
Calavino
verrebbe
dall'antico lemma cala-calava,
indicante "pendio, burrone" (Mastrelli) oppure dalla voce
laudativa kala-vel-ana
significante
"bello il figlio di Dio", Vezzano
dalla
voce ve-zana
che
vale "il figlio di Dio che risana" (Garbari), Lasino
dal
vocabolo lausa,
che vuol dire "lastrone di pietra" (Mastrelli). In queste
innovative ricerche, tuttavia, non fa mai menzione di Padergnone,
per il quale, a nostro sommesso parere, l'ipotesi romana rimane pur
sempre di gran lunga la più probabile.
Approfondimenti
su singoli aspetti della storia padergnonese si trovano in AAVV,
Padergnone,
1994, Comune di Padergnone.
|