ARCO - Splendido sabato pomeriggio per il gruppo culturale Nereo Cesare Garbari del distretto di Vezzano che ha avuto come guida eccezionale il Prof. Turrini Romano Dirigente dell’Istituto Comprensivo della Valle dei Laghi.


Un’occasione particolarmente significativa in quanto per l’occasione il Prof. Romano Turrini ha aperto al gruppo di appassionati tre chiesette di Arco altrimenti non visitabili. Prof. Turrini appassionato d’arte ha svolto numerose ricerche ed ha seguito i restauri avvenuti negli ultimi decenni. In quest’occasione è emersa nella sua interezza la passione e la dedizione per la sua terra ricca di piccoli e grandi tesori artistici. In programma a il 19 settembre 2009 un’altra imperdibile occasione per conoscere beni artistici impareggiabili: la visita al Castello di Arco sempre con Prof. Romano Turrini quale straordinaria guida.

CHIESA DI SAN ROCCO DI CANEVE
E’ forse il più bell’esempio di arte sacra del territorio, sicuramente il
più riccamente affrescato. Venne costruita alla fine del Quattrocento,
probabilmente per ricordare le nozze di Odorico d’Arco e di Susanna
Collalto (i genitori di Nicolò d’Arco): la data si può supporre fra il 1480
(prima Odorico era sposato con Cecilia Gonzaga) ed il 1490; la chiesa ha
un’unica navata e pianta quadrata più un presbiterio, anch’esso a pianta
quadrata: tutti gli spazi sono completamente affrescati con storie della
Bibbia e die Vangeli, oltre che con scene che ricordano appunto le nozze di
Susanna e di Odorico e i relativi luoghi di provenienza. Notizie della
chiesa si riscontrano però solo a partire dal Seicento, e specialmente nei
rapporti delle visite pastorali del Cinquecento, che così numerose
informazioni danno delle altre chiese presenti sul territorio, non si cita
mai la chiesa di Caneve: questo alscia supporre che per lungo tempo
l’edificio sacro sia stato proprietà privata dei Conti d’Arco e non un
luogo di culto aperto alla comunità.
Gli affreschi originari, di cui fu autore in gran parte Dioniso
Bonmartini(aula) e Gaspare Rotaldo (presbiterio, più antichi), sono stati
persi per l’apertura di una nuova porta e per l’ingrandimento di una delle
finestre nel presbiterio, oltre che per la collocazione del grande altare
ligneo. L’affresco più imponente raffigura San Rocco soccorso dal cane: è
di particolare interesse anche la lettura delle numerose iscrizioni che
sono riportate su questo affresco, la più antica delle quali è datata 1506
e riporta notizia di una nevicata eccezionale nel mese di luglio sui monti
di Arco. Sulla stessa parete è raffigurato anche un nobiluomo che saluta
con la mano: con molta probabilità si tratta di Odorico d’Arco e dirimpetto
doveva trovarsi il ritratto di Susanna, perso successivamente per
l’ingrandimento della finestra. Negli angoli sono rappresentati il castello
di Arco, con il fiume Sarca e una piccola barca che lo risale, ed il
castello dei Collalto. Interessante anche la raffigurazione dei santi
Antonio Abate e di S. Fabiano Papa, che dovevano essere affiancati
sicuramente da un S. Sebastiano e da S. Rocco; S. Antonio Abate è
raffigurato come sempre con un maialino al seguito, ma in questo caso con
uno della specie cosiddetta cinta senese (nero con una striatura bianca)
ora particolarmente protetta perché a rischio di estinzione ed un tempo
molto diffusa nell’Italia, specialmente centrale. Oltre alle scene con i
due sposi, sono più volte ripetuti gli stemmi dei d’Arco e dei Collalto. Lo
stemma d’Arco in particolare è quello più antico, utilizzato da Francesco
d’Arco (un solo Arco scuro in campo giallo) e non il nuovo stemma (tre
archi orizzontali in campo giallo) che il ramo di Odorico successivamente
utilizzò per distinguersi dal ramo di parentela del fratello Andrea (otto
archi in uno stemma quadripartito, giallo e azzurro). Nell’aula sono invece
raffigurate le scene della Via Crucis con al centro una grande
rappresentazione della Crocifissione: gli affreschi di Bonmartini risalgono
ai primi decenni del Cinqucento. Interessantissimi nell’aula, ai lati del
presbiterio, gli altari con bellissime predelle: questi sono attribuiti a
Marcello Fogolino, uno dei massimi pittori nell’area trentina (era di
origine veneta) nel Cinquecento. Fogolino fu spesso al servizio di Bernardo
Clesio e affrescò diverse stanze del Castello del Buonconsiglio: forse in
omaggio al suo mecenate, nella rappresentazione di San Vigilio sulla pala
destra, il volto del santo trentino ha le sembianze del Clesio. L’altra
pala raffigura invece la Madonna in trono con Bambino e i Santi Bernardino
e Agostino. Ricorrente ad Arco la raffigurazione e gli esempi di devozione
a San Bernardino (esiste anche una piccola chiesa a lui dedicata nel rione
di Stranforio, di cui è santo patrono), che all’epoca di costruzione delle
chiese era stato canonizzato da poco: probabilmente Francesco d’Arco, che
era stato capitano a Siena, nella città toscana aveva potuto conoscere
direttamente il santo o comunque apprenderne il culto. Le predelle alla
base delle pale degli altari riportano alcune scene caratterizzate da una
precisione di segno e da una vivacità cromatica che indubbiamente lasciano
riconoscere la mano del grande artista.
La chiesa dipende dalla parrocchia di Santa Maria Assunta di Arco ed è la
chiesa parrocchale di Caneve. Vi si celebrano regolarmente le S. Messe e
sono osservati anche degli orari di apertura, durante i quali è possibile
anche la visita.
Bibliografia
R. Turrini e altri – Ecclesiae, le chiese nel Sommolago – Il Sommolago 2000
R. Turrini – Guida per Arco – Comune di Arco, 1996 R. Codroico,
R. Turrini – La chiesa di San rocco a Caneve di Arco – Il Sommolago, 1994

CHIESETTA DI SANT'APOLLINARE – PRABI
La chiesa di Sant'Apollinare è uno dei gioielli di arte sacra del
territorio. Si trova sulla strada di Prabi, all'inizio di via Legionari
Cecoslovacchi. Le notizie sulla chiesa, nei documenti locali, si trovano a
partire dal Trecento, ma la struttura romanica, la dedica a S. apollinare,
vescovo di Ravenna, la posizione fuori le mura ed in prossimità del fiume,
fanno chiaramente pensare ad un luogo di culto ariano e quindi ad una
datazione prossima all'VIII o IX secolo. Pregevolissimi nella chiesa, sia
sotto il porticato esterno che all'interno, i cicli di affreschi. La
datazione delle opere, pur non essendo tutte coeve e (all'estermo) in parte
sovrapposte, si può iniziare dal Trecento. Nicolò Rasmo ipotizza che i
cicli all'interno siano realizzati dalla scuola dei Bonanno di Riva del
Garda (autori di altri cicli in zona, fra cui quelli della chiesa di San
Martino), di evidente scuola veronese. sia nei due cicli all'interno,
completamente affrescato con figure di santi e storie della Bibbia, che
nell'Ultima Cena e nella Crocefissione realizzate sotto il portico, sono
interessanti da notare le numerose iscrizioni incise (la più antica risale
al 1436) che danno notizie di alluvioni, prodigi e avvenimenti privati e
pubblici che testimoniano la travagliata storia della chiesa. La chiesa
subisce infatti alterne vicende; assegnata nel Trecento a dei monaci, passò
successivamente sotto il controllo della Pieve di Arco (con la bolla papale
di Sisto IV), ma già nel 1580 gli inviati del Vescovo di Trento la trovano
in uno stato di deprecabile abbandono, ridotta a stalla per animali. viene
dato l'ordine di restaurare e rispettare la chiesa, ma solo mons.
Alessandro Zanoni, l'arciprete che curò anche la costruzione della nuova
chiesa Collegiata, avrà cura di realizzare un intervento in questo senso, a
metà del secolo successivo. Nel XVIII secolo la chiesa è affidata ad
eremiti, ma di nuovo cade pian piano in uno stato di abbandono: nel 1782,
per ordine di Giuseppe II la chiesa viene chiusa al culto e diviene di
fatto un rifugio per vagabondi. Lo sarà fino ad inizio '800, quando per un
breve periodo viene riaperta; la cura non si prolunga per molto, tant'è che
nel 1866 la curia arcivescovile di Trento ordina che la chiesa sia
demolita, per finire una volta per tutte l'uso indegno che ne viene fatto.
L'ordine non viene, per fortuna, eseguito e anzi, nel 1882 l'arciprete
chini provvede al restauro totale che riporta alla luce anche i bellissimi
affreschi, coperti da strati di calce; la chiesa subisce danni anche nel
corso della Prima Guerra mondiale, ancora visibili all'esterno, e viene poi
per lungo tempo chiusa. L'ultimo intervento di restauro, nel 1983, l'ha
restituita all'attuale condizione.
Informazioni: La chiesa viene aperta nel corso dei mesi estivi; vi sono
celebrate anche le S. Messe. la proprietà è della Parrocchia di S. Maria
Assunta di Arco, che ha gentilmente concesso il permesso per la
pubblicazione del testo e delle immagini.
Il Museo Civico di Riva del Garda, in collaborazione diretta con il Comune
di Arco, propone nei mesi invernali percorsi di attività didattica per le
scuole elementari ed alle medie dedicato proprio alla Chiesa di
S.Apollinare, ed in particolare all'affresco Ultima Cena, sito sotto il
porticato. Informazioni Museo Civico di Riva del Garda 0464/573869.
Bibliografia
R. Turrini e a. - Ecclesiae, le chiese nel Sommolago - Ed. Il Sommolago
R. Turrini - Guida per Arco - Ed. Comune di Arco

EREMO DI SAN PAOLO
Sulla strada di Prabi (località a nord dell'abitato di Arco), che era
l'antico collegamento per chi da Arco dirigeva verso nord, e quindi verso
Trento, si trova l'Eremo di San Paolo, magnifico esempio di arte sacra con
incantevoli affreschi sia all'interno che all'esterno. E' uno dei monumenti
più antichi: la consacrazione dell'altare è documentata il 9 aprile 1186,
la fondazione dell'eremo è voluta direttamente dai conti d'Arco, che si
riservano il diritto di nominare gli eremiti. La costruzione è molto
semplice, realizzata in una nicchia sotto una roccia strapiombante che
funge anche da parte e in parte da volta della chiesa, costituita di
un'unica aula, e della stanza attigua, un tempo riservata agli eremiti;
l'edificio è completato da un piccolo terrazzino a nord e da una scala in
pietra, in parte scavata direttamente nella roccia, che dalla stanza degli
eremiti porta ad un vano sottostante. All'interno solo l'aula della chiesa
è affrescata. L'eremo ha una storia travagliata, un po' come tutte le
chiese minori e fuori dell'abitato; si hanno vicende di devozione ed
abbandono, specie in relazione agli eremiti che vi dimorano. A metà strada
fra storia e leggenda, si narra che nel 1333 dimorasse all'eremo una certa
soror Gisla, che fu interrogata nel processo contro l'eretico Dolcino. Nel
1627, quale contromisura per arginare l'epidemia di peste scoppiata in
Baviera e dilagante in Europa, l'eremo viene destinato a luogo di
quarantena. Nel '700 si hanno periodi di abbandono seguiti da recuperi
delle festività (in particolare l'obbligo di celebrare le messe in
coincidenza con la ricorrenza di San Paolo), fino al 1844, quando la chiesa
ed il bosco circostante vengono acquistati da Gregorio de Althamer, ricco
esponente della borghesia arcense e proprietario di una splendida villa a
Prabi (ora sede di un istituto scolastico): egli ne finanzia le messe e
riporta lo stabile a migliori condizioni. L'uso si prolunga fino al 1950,
dopo di che l'eremo cade in uno stato di abbandono pressoché totale fino
all'acquisto da parte del Comune di Arco, attuale proprietario, e
all'intervento di radicale restauro a cura della Provincia Autonoma di
Trento, che ha portato alla luce i bellissimi affreschi dedicati all'Ultima
cena e alle Storie della vita di San Paolo (all'interno) e alle Figure con
gli scudi (che ricordano il castello di Sabbionara), che si trovavano sotto
un affresco realizzato in tempo successivo con una Madonna con Bambino, S.
Cristoforo e S.Paolo, ora traslato più a nord sulla parete rispetto alla
posizione originale, per consentire la visione di entrambi. Anche
nell'eremo di San Paolo, come ovunque nelle chiese minori, sono presenti
numerose iscrizioni di vario interesse: le più antiche nell'eremo risalgono
al Quattrocento, fra cui l'annotazione del 1460 del passaggio di Baldessare
conte di Thun, marito di Filippa d'Arco (sorella di Francesco, il nonno di
Nicolò d'Arco). Testimoninaze dell'Eremo si trovano poi negli scritti di
Rainer Maria Rilke, che in una lettera a Mathilde N. Goudstikker descrive
l'eremo e la vista sulla valle in fiore.
Informazioni: L'esterno dell'Eremo è sempre accessibile; l'interno è di
norma chiuso. L'eremo viene aperto in occasione di visite guidate
(solitamente in primavera ed autunno); può essere aperto su richiesta per
scolaresche e comitive, ma le visite sono consentite solo accompagnate da
sorveglianza. per informazioni: Ufficio Attività Culturali del Comune di
Arco: 0464/583608
Bibliografia
R. Turrini e a. - Ecclesiae, le chiese nel Sommolago - Ed. Il Sommolago
R. Turrini - Guida per Arco - Ed. Comune di Arco
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