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VALLE DEI LAGHI - Quando si parla di Olocausto due sono le categorie più indagate, e che più immediatamente vengono alla mente: quella delle vittime e quella dei carnefici.
VALLE DEI LAGHI - “Con il grande movimento che si creò attorno al campo (di Fossoli), possibile che nessuno si sia
mai chiesto chi fossero quei civli giunti alla spicciolata con le loro famiglie, che cosa ci facessero lì,
perché partissero a scaglioni, che cosa fossero quei vagoni fermi a Carpi con paglia per terra e un
bidone, perché partissero con treni merci come animali inchiavardati all'esterno, dove fossero
diretti? La presenza di numerosi bambini e anziani doveva pur rendere ridicola la comoda illusione
che si trattasse di un trasferimento degli ebrei verso campi di lavoro”
(Liliana Picciotto Fargion, “L'alba ci colse come un tradimento. Gli ebrei nel campo di Fossoli.
1943-1944 (2009), p.6)
Quando si parla di Olocausto due sono le categorie più indagate, e che più immediatamente
vengono alla mente: quella delle vittime e quella dei carnefici; rimane esclusa una terza categoria,
però enorme, che fu concausa fondamentale degli avvenimenti di quegli anni:
gli indifferenti.
Per “indifferenti” si intendono tutti coloro -e furono la maggior parte- che negli anni del regime
nazifascista voltarono la testa dall'altra parte, non vollero sapere, non si assunsero la
responsabilità di ciò che stava accadendo intorno a loro; attraverso il loro silenzio e il loro “non
fare” permisero di fatto il pieno svolgimento delle politiche razziali e delle deportazioni. Questa
categoria è solo una sfumatura del più ampio concetto di “zona grigia”:
zona grigia è lo spazio di indecisione che intercorre tra coloro che comunemente vengono
definiti vittime e coloro che ne sono i carnefici materiali.
Uscire dalla “zona grigia” e dall'indifferenza significa educare ed educarsi alla partecipazione, alla
conoscenza e all'impegno quotidiano nella società civile.
È questo il principale obiettivo del Progetto “Treno della Memoria” nato nel 2005, promosso
dall'associazione Terra del Fuoco, ormai alla sesta edizione a livello nazionale e alla terza a livello
regionale.
Il Treno della Memoria è uno spazio di conoscenza, un viaggio nella storia, nella testimonianza e
nella memoria; un percorso educativo che si snoda durante tutto l'anno scolastico.
Il Treno vede i ragazzi protagonisti di un iniziale approfondimento storico e di conoscenza durante i
mesi invernali che culmina poi nel viaggio a Cracovia e nella visita ai campi di Auschwitz-Birkenau.
Durante le 48 ore di viaggio e 4 giorni di permanenza a Cracovia i ragazzi creano una vera e
propria “comunità viaggiante”, leggono, ascoltano testimonianze, assistono a spettacoli teatrali e
infine entrano nei campi.
Un viaggio nel tempo che fu, per agire nel tempo che è, oggi.
Tornati dal viaggio, il senso di impotenza e la consapevolezza acquisite spinge i ragazzi a farsi
testimoni e portavoci dell' esperienza vissuta alla cittadinanza.
A questo progetto aderisce da tre anni a questa parte anche la Valle dei Laghi.
Quest'anno è un gruppo di sette ragazzi vivaci, educati e brillanti che ha scelto di partecipare a
questo viaggio: Maddalena Paissan, Sara Ricci Tecchiolli, Lorenzo Fedrizzi, Justyna Ewa Kida,
Ioana Florea e Monika Ozych accompagnati da due educatrici Laura Berteotti e Giulia Turrina.
L'impegno di questo gruppo, una volta tornato da Cracovia, si sta concretizzando nella
realizzazione di una mostra fotografica itinerante “Oltre la storia, per un impegno nel presente”
durante il mese di Maggio.
Il 6 maggio 2011 la mostra verrà inaugurata presso il Teatro Valle dei Laghi di Vezzano e introdotta da
una serata di presentazione ricca di testimonianze, racconti e video; e il 20 maggio 2011 si sposterà
nella biblioteca di Cavedine. Una sezione della mostra sarà dedicata alle scuole secondarie di
primo grado di Cavedine e Vezzano che esporranno il lavoro realizzato in occasione della Giornata
della Memoria.
“Cade la sera. Ci sono persone a spasso sulla strada, lungo la ferrovia. Vanno verso il piccolo
villaggio incoronato da tranquille volute di fumo. Forse gettano uno sguardo verso quel treno, uno
sguardo distratto, è solo un treno merci come ne passano spesso. Vanno verso le loro case, non
sanno che farsene di quel treno, hanno la loro vita, le loro preoccupazioni, le loro storie private.
Improvvisamente mi rendo conto, a vederli camminare su quella strada, come se fosse una cosa
semplicissima, che io sono dentro e che loro sono fuori” (Jorge Semprun, Il grande viaggio).
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