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BONDONE / BAITONI - Il corpo dei vigili del fuoco volontari all'estremo lembo sud-occidentale del Trentino nella Valle del Chiese.
BONDONE
– Il paese di Bondone, collocato a mezza montagna ad una quota
altimetrica di 720 metri, è il comune della Provincia autonoma di
Trento, più a meridione dell'estremo lembo sud-occidentale della
Valle del Chiese. Composto di due frazioni: il capoluogo Bondone e la
sottostante frazione di Baitoni nella piana alle foci del fiume
Chiese, che si immette nel Lago d'Idro. Un territorio di soli 19 kmq,
per lo più in montagna, dove un tempo era particolarmente attivo il
mestiere del carbonaio, per produrre carbone grazie alla lenta
combustione della legna di faggio o carpino. Anche per questo motivo,
visto i numerosi incendi che si verificano nei boschi, da sempre, di
fatto, esiste il corpo dei vigili del fuoco volontari che sorveglia
la vita della piccola comunità. Da pochi mesi, esattamente dal 21
febbraio 2011, è stato nominato nuovo comandante Fausto
Cimarolli, coadiuvato dal vice Corrado Omicini e da uno
staff di 16 unità, inclusa la vigilessa complementare Laura
Capelli, 5 allievi (gruppo fondato nel 2003) e dagli storici
quattro pompieri onorari Silvino Cozzati (per 40 anni
pompiere e per oltre 33 anni comandante del corpo), Stefano
Salvotelli, Valerio Giovanni e Narciso Omicini.
Quest'ultimo, pompiere per oltre 40 anni, cordialissima guida durante
la nostra visita al corpo di Bondone-Baitoni (04 marzo 2011). Un
corpo che può fare affidamento su due caserme, con due veicoli
fuoristrada, un furgone trasporto personale, un gommone, una
microbotte per incendi boschivi, oltre ad alcuni carrelli per il
trasporto di attrezzature varie. Nella storia del corpo non si
segnalano incendi di particolare entità (abitazioni e/o insediamenti
produttivi), e chissà allora che il merito non sia della santa
patrona “Natività della Beata Vergine Maria”. Festeggiata l'8
settembre con tanto di processione con i pompieri in alta uniforme,
con la statua lignea che rappresenta la Madonna con il bambino in
braccio (La Madono dal Bambì en bròs) sino alla località Plos,
dove un tempo furono seppelliti i morti di peste, di manzoniana
memoria, del 1628-1630.





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