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Haiti - Le parole non bastano per descrivere la devastazione causata dal terremoto che sei mesi fa ha
colpito Haiti, dando origine a una situazione di emergenza senza precedenti.
HAITI - Le parole non bastano per descrivere la devastazione causata dal terremoto che sei mesi fa ha
colpito Haiti, dando origine a una situazione di emergenza senza precedenti nella sua parte più
densamente popolata, con ben 220.000 morti e oltre 1,6 milioni di sfollati. Il terremoto ha distrutto
le sedi del governo ed è inoltre il disastro naturale che ha causato il maggior numero di morti tra il
personale delle Nazioni Unite: ben 100 hanno perso la vita.
Molto più eloquente dei fatti e delle cifre relative ai danni e perdite che il terremoto ha portato
rimane, tuttavia, l’immaginario dei bambini che ancora parlano de le grand serpent – il grande
serpente – che strisciava rabbiosamente sotto la terra, scuotendo le loro case e scuole fino a ridurle
in polvere. Le strade sono tuttora ingombre di macerie di edifici distrutti, impedendo ai bambini di
trovare scampo dal ricordo continuo del disastro.
L’UNICEF ha avuto la grande fortuna di non perdere nessuno dei suoi operatori, anche se tutti ne
sono stati colpiti pesantemente per la perdita di familiari, conoscenti o persone care. Dobbiamo loro
tutta la nostra gratitudine e io personalmente sento di dovermi congratulare con loro per l’esemplare
dedizione alla causa dei bambini di Haiti, in particolare per il tempestivo impegno con cui sono
state organizzate le operazioni di soccorso fin dai primi giorni successivi al disastro – quando essi
stessi si trovavano spesso a dormire in strada, in tende, nelle macchine e tra gli sfollati.
Ci sentiamo in debito anche nei confronti dei partner, dei donatori e dei sostenitori dell’UNICEF,
che ci hanno garantito un sostegno senza precedenti. Milioni di persone hanno risposto e inviato il
loro contributo per aiutarci ad aiutare i bambini e le donne di Haiti. Quest’ondata globale di
solidarietà è prova della grande fiducia che l’UNICEF suscita attraverso la sua missione di tutela
dell’infanzia e la sua prontezza nell’organizzare interventi di fronte a sfide che sembrano
insormontabili. Tutto ciò sottolinea inoltre il nostro dovere di indirizzare tali risorse verso quei
bambini che ne hanno più bisogno.
Tenendo a mente questa responsabilità, la risposta dell’UNICEF continuerà a essere globale e
unificata. Dal quartier generale e dagli uffici regionali e nazionali di tutto il mondo ci sono stati
mandati staff, competenze e risorse – e insieme stiamo ora facendo il punto sul nostro lavoro per
rispondere ai bisogni immediati dei bambini e garantire che i semi della ricostruzione vengano
piantati in un terreno fertile.
In sei mesi si sono raggiunti risultati davvero notevoli. Nonostante le grandi difficoltà in termini di
sanità e igiene, a oggi non si è registrato né un aumento della malnutrizione né l’insorgere di
epidemie. Molti di questi risultati sono stati possibili grazie al forte senso di collaborazione e
partnership tra il governo di Haiti, le Nazioni Unite, la comunità internazionale e la stessa
popolazione haitiana.
Al tempo stesso, il terremoto ha fatto emergere le nette divisioni sociali e le radicate vulnerabilità
rimaste invisibili per lungo tempo e che erano ormai quasi dimenticate. Infatti, le grand serpent non
ha solamente rotto la finestra, ma ha distrutto i muri che separavano la società, portando alla luce
problemi e vulnerabilità. Oltre il legame nato dall’aver condiviso questa tragica esperienza, il
terremoto ha portato gli haitiani a confrontarsi con problemi più profondi e ha infuso nella
popolazione una comune aspirazione al cambiamento.
Quello che è emerso è un forte slancio che abbiamo il dovere di portare avanti. Un esempio è il
movimento nazionale per l’apprendimento, che si riflette nel piano di recupero promosso dal
governo. Inoltre, mentre il terremoto ha certamente acuito i problemi relativi alla protezione
dell’infanzia, ha portato alla luce la triste condizione dei bambini, spingendo le persone a
moltiplicare gli sforzi per allontanare i bambini dai pericoli e dar loro una possibilità di crescita in
dignità e con speranza nel futuro.
Grazie a questo nuovo slancio, possiamo essere ottimisti, ma con cautela, in quanto per molti la
situazione rimane più che precaria. I bambini hanno ancora bisogno della nostra totale attenzione e
di tutto il nostro impegno. Troppi bambini e donne vivono ancora in condizioni inaccettabili, senza
acqua e servizi igienici. Troppi neonati e bambini sotto i cinque anni sono esposti a malattie
prevenibili con le vaccinazioni. Troppi bambini non frequentano la scuola e sono soggetti a
violenze fisiche e sessuali, sfruttamento e traffico. Troppi giovani e adolescenti si vedono sfuggire
opportunità e prospettive di lavoro.
Tuttavia, una cosa è certa: gli haitiani non solo stanno dando prova di resistenza, ma anche di
speranza e orgoglio. In mezzo alle macerie, la gente regge e si dà da fare – donne, uomini, padri,
bambini – e il ruolo dell’UNICEF sarà aiutare gli haitiani a resistere insieme, a trasformare i loro
sogni in realtà e assicurare che i bambini crescano in un ambiente dotato dei servizi di cui hanno
bisogno per sopravvivere e prosperare, realizzando così il loro pieno potenziale per contribuire allo
sviluppo del paese.
Come siamo rimasti a fianco delle vittime del terremoto il 12 gennaio, oggi stiamo l fianco degli
haitiani, con un rinnovato impegno a rendere realtà il loro sogno di un’Haiti a misura di bambino.
Rappresentante
UNICEF Haiti
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