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Pompieri volontari in piscina - Lavis | Stampa |
di Roberto Franceschini   

LAVIS / TRENTO - Addestramento dei pompieri volontari in piscina.

 

 

LAVIS – Sono migliaia le ore dedicate alle esercitazioni antincendio, ai corsi di riqualificazione e aggiornamento didattico, al quale sacrificano molte delle loro giornate libere, gli oltre 6000 vigili del fuoco volontari del Trentino. Tutto questo per essere sempre pronti e addestrati al 100%, e per saper affrontare ogni tipo di situazione d’emergenza o calamità naturale. Per questo siamo abituati a vedere i volontari (tra le quali centinaia di signore e migliaia di allievi), con le pesanti divise d’intervento e l’immancabile casco di protezione. In quest’occasione, invece, i pompieri indossano solo un costume da bagno, degli occhialini da nuoto e una cuffietta con il logo del corpo VVF Lavis-Soccorso fluviale. Incontrati nel centro natatorio “Guido Manazzon” di Via Fogazzaro a Trento, durante un impegnativo corso di addestramento (con ben dodici uscite in acqua), organizzato dal maestro internazionale di salvamento Franco Danieli, il farmacista Giorgio Martini, la psicologa Barbara Haupt del gruppo “Psicologi per i popoli” e l’istruttrice di nuoto Chiara Tamburrini. Il corso denominato «SOS Acquaviva-Soccorso Organizzato in Sicurezza», rientra nell’organizzazione per la formazione e l’aggiornamento tecnico di alta qualificazione per il soccorso nelle acque correnti e alluvionali, sotto l’egida dell’Istituto Medicina del Soccorso. Del resto, i pompieri di Lavis, sul quale territorio scorre il fiume Adige e Avisio, sin dall’anno 2000 hanno formato una specifica squadra di primo intervento lacuale e fluviale (responsabile il vigile Livio Odorizzi), composta adesso di sette unità. A questi, al termine corso, se ne aggiungeranno degli altri, garantendo così un maggior numero di volontari brevettati per questo tipo di soccorso. Il corso ha affrontato diverse metodologie pratiche e didattiche, con una particolare attenzione alla trasformazione della “paura negativa” in “paura positiva”. Che cosa significa, in concreto, questo concetto? Serve per saper affrontare, nel migliore dei modi, in una situazione di forte stress emotivo (durante un’emergenza in acqua), ogni sensazione di paura che si mette in moto nel nostro corpo con una serie di meccanismi fisiologici. Il pallore del viso, il tremore, l’orripilazione (ossia avere i capelli dritti), la variazione di pressione del sangue e il rilascio di adrenalina. Per questo, durante le prove in acqua, i volontari sono stati sottoposti a dei test fisiologici e psicologici. Le principali prove in acqua, consistono nell’attraversare la piscina con gli occhi bendati (assenza di un orientamento spazio-temporale e per sviluppare una sensibilità tattile); in esercizi con dei secchi (nuotare in apnea respirando in campane d’aria create con i secchi capovolti); nella prova del “serpente” (muoversi in coppia l’uno attaccato all’altro); nel tuffo dal trampolino (per superare la paura del vuoto e dell’altezza, indossando le apposite mute in dotazione al corpo). La paura eccessiva e sproporzionata deve essere superata e accettata, considerandola così un sentimento positivo e di vitale importanza per operare al meglio, per se stessi e per quanti soccorsi. Al corso hanno partecipato diciotto unità con il comandante del corpo Ivo Dorigatti. Nei prossimi mesi saranno effettuate delle esercitazioni nel fiume Adige, in collaborazione con i nuotatori fluviali della Rari Nantes Trento-sezione “Nodàr en l’Ades”.

 

 

 

 

      

nelle foto: alcune fasi dell’esercitazione in piscina   



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Ultimo aggiornamento ( sabato 21 marzo 2009 )
 
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