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La maratona del deserto per aiutare le popolazioni della Repubblica Araba Sahrawi Democratica
Il Sahara Occidentale fu colonia spagnola fino al 1975, anno nel quale la dominazione coloniale ebbe termine. Di fatto però la SpagnaSahrawi, d’origine araba, di religione islamica, la cui civiltà è caratterizzata dalle mescolanze di culture arabe, africane e berbere. Da 32 anni questo popolo è costretto all’esilio nell’Hammada (deserto) a sud-ovest dell’Algeria, per evitare un genocidio di massa da parte i militari invasori. Il Marocco per rafforzare la sua presenza ha costruito un muro lungo oltre 2500 Km, con milioni di mine antiuomo e anticarro (la gran parte di produzione italiana), per bloccare ogni accesso e impedire le legittime rivendicazioni del Popolo Saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza. Diritti per altro sanciti sin dal 1991 dall’ONU (Accordo di Houston-Texas-USA), il quale prevedeva un referendum il cui obiettivo era quello di determinare la volontà della popolazione autoctona. Consultazione di fatto bloccata a causa di ostacoli posti dal Marocco anche in aperta sfida con la comunità internazionale. Nonostante ciò e pur vivendo in precarissimi campi profughi, il Popolo Saharawi è riuscito a costruire uno stato: la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (R.A.S.D.), riconosciuta dall’OUA (Organizzazione dell’Africa Unita) che collabora con l’ONU. Nazione presieduta da Mohamed Abdel Aziz, espressione del Fronte del Polisario (Fronte Popolare per la Liberazione di Saguia el-Hamra e Rio de Oro), che ha combattuto una lunga guerra di liberazione senza aver mai utilizzato metodi terroristici. I 165.000-250.000 profughi sono suddivisi nel deserto dell’Hammada di Tindouf, nelle quattro province “wilaya” di Auserd, Smara, Dhajla e Al Aaiun. Questi sopravvivono grazie agli aiuti internazionali (in particolare dall’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati-UNHCR) e all’impegno di molte associazioni non governative specialmente spagnole e italiana. E proprio per far conoscere quest’amara realtà (ai più sconosciuta), che da 7 anni è organizzata la “Sahara Marathon”. Un ritrovo degli appassionati la più classica delle discipline olimpiche sulla tradizionale distanza di 42,195 km. Manifestazione sportiva di solidarietà promossa dal WHMF (World Umanitarium Marathon Foundation), inserita nel calendario delle Ecomaratone d’Italia, con il determinante coordinamento dell’Associazione nazionale di solidarietà con il Popolo Sarahawi ed il supporto d’alcune regioni italiane tra le quali la provincia autonoma di Trento. Durante la settimana di permanenza nei carpi profughi sono organizzati diversi incontri con le autorità locali, per affrontare assieme i problemi e per meglio capire le necessità di questa gente che si è rifugiata in quest’angolo del mondo definito «l’inferno della terra». In estate, infatti, si raggiungono temperature superiori ai 60°, mentre le notti sono gelide a causa della forte escursione termica. Particolarmente significativa la cerimonia, o per meglio dire la gran festa popolare, durante la quale sono donate delle cammelle da latte (con relativo cammellino) alle donne del villaggio di Dahjla. 
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