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Ultimo giorno a KAS | Stampa |
di AdV   

VALLE DEI LAGHI - Fra le maggiori e peculiari caratteristiche della Valle dei Laghi, spiccano senza dubbio le cosi' dette "Marocche". Enormi ammssi di frana che nelle epoche post glaciali hanno caratterizzato l'evoluzione della Valle. A seguire un brano di cui non siamo riusciti a trovare l'autore che racconta in chiave fantastica le ultime ore della mitica città di KAS che si narra sia stata sepolta da un'enorme frana staccatasi dal monte Brento, la "frana di KAS" appunto...

Era quasi l'alba, i primi bagliori si scorgevano all'orizzonte del Bondone, il profilo frastagliato ma continuo del Palon e del Cornetto mascheravano ancora i primi segni del giorno che si avvicinava e, a mano a mano che più netti e precisi si ergevano i loro profili così sul versante opposto l'ombra scendeva a valle.

L'aria era tersa, trasparente, immobile in quell'alba di fine ottobre del 777 a.c.

Nessun suono giungeva ancora dalla città, gli umani dormivano ancora, avevano già raccolto per quell'anno; il grano, le olive e le scorte per l'inverno erano già quasi tutte al sicuro.

Il sonno degli abitanti che riposavano dopo la lunga estate di fatiche seguiva il ciclo del sole, e quando la notte stendeva il proprio mantello sulla valle dai cento laghi tutto taceva e si arrestava fino al sorgere del sole.

Solo una fiamma, una luce si intravedeva provenire da una casupola con il tetto di coccio un po' discosta dalla altre, posta su un pianoro a ridosso del declivio di Drena che dolcemente saliva verso il Bondone.

Due occhi scrutavano il cielo ad Ovest ancora nero, erano alcuni giorni che una voce da lassù faceva riecheggiare nella vallata il proprio lamento, una voce cupa, discontinua, a volte un suono prolungato, a volte uno schiocco fragoroso, a volte...

Le stelle lo avevano detto, Org non dormiva, vegliava. Era l'anziano della cittadina, colui che per saggezza occupava la carica di guida morale e spirituale della città.
Le stelle lo avevano detto, durante una delle sue osservazioni notturne aveva notato due degli astri che ogni notte gli tenevano compagnia fondersi, e poi sparire.
Presagio di sventura.
Di lì a poco erano comparse le prime “voci della montagna” che ogni notte ed ogni giorno sempre più' insistentemente riecheggiavano nella valle.
Bisognava vigilare.

Ecco, di nuovo la voce, mentre la prima lama di luce illuminava la cima del Brento.
Org si girò e istintivamente tirò un sospiro di sollievo, quasi la notte moltiplicasse il presagio, ma ecco mentre la voce si faceva insolitamente più forte e più insistente, notò che la montagna fuggiva dal sole e pareva abbassarsi sotto la carezza dei primi raggi per sforzarsi di restare in ombra. Org era come rapito dalla visione e non aveva ancora notato la gente che si precipitava fuori dalle abitazioni , risvegliata di soprassalto dall'urlo della montagna.

Un cespuglio vicino si agitò sotto la spinta di un improvviso alito di vento. Ma era un vento insolito, spettrale. Org avvertì qualche cosa che lo stava avvolgendo, una presenza minuscola, impalpabile, ma inesorabile. Era nuovamente diventato buio, il Bondone era nascosto da una nuvola che, come un artiglio si elevava dalla base del Brento. Durò pochi istanti. Nuvola, polvere, sassi, energia, marocche....

Tutto finì nel giro di pochi minuti. La pianura non c'era più, non c'era più neanche la casupola di Org, al suo posto una montagna di pietre; il Brento immobile con la ferita aperta sul fianco era illuminato dal sole oramai alto. Quell'energia che la spinta dei ghiacci per secoli gli aveva fatto immagazzinare ora era stata restituita alla natura.
Già si stavano formando le prime tracce del lago di Cavedine quando la sera calò alla fine del dell'ultimo giorno della mitica città di KAS.



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Ultimo aggiornamento ( domenica 02 dicembre 2007 )
 
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