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Santiago de Compostela (Spagna) - Il tracciato è lo stesso dei pellegrini sin dal medioevo. Da Saint Jean de Port (Francia) o da Roncisvalle (Spagna) nella catena dei Pirenei, sino alla “città di pietra” Santiago de Compostela... -DIARIO DI VIAGGIO-
Quante volte durante il «Camiño de Santiago» abbiamo ricambiato il saluto “hola, buen camiño peregrino”, lungo quest’affascinante percorso millenario per raggiungere il sacro sepolcro dell’apostolo Giacomo. Il tracciato è lo stesso dei pellegrini sin dal medioevo. Da Saint Jean de Port (Francia) o da Roncisvalle (Spagna) nella catena dei Pirenei, sino alla “città di pietra” Santiago de Compostela e, per i più audaci, sino a Capo Finisterre al cospetto dell’Oceano Atlantico percorrendo oltre 800 km. Ogni anno migliaia di «peregrino» (pellegrini) si mettono in cammino. Molti per una ricerca spirituale, altri per turismo, alcuni per il gusto di una sfida atletica. Chi da solo, oppure in gruppo. Maggiore afflusso nella stagione estiva, meno in quell’invernale. L’ospitalità è sacra ed in caso di bisogno c’è sempre qualcuno che ti aiuta. Le «ampollas» (le vesciche, in spagnolo) sono un argomento serio e… doloroso. Impossibile non subirne il loro “terribile fascino” e discuterne spesso con i compagni di viaggio. Quando arrivi in «Praza do Obradoiro» (Piazza Opera d’Oro), antistante il lato ovest della cattedrale dall’austera facciata in puro stile barocco, non puoi notare quanti vi sono giunti a piedi rispetto ai turisti arrivati su comode corriere. Il pellegrino zoppica, indossa scarponcini anche in piena estate, è sudato, sporco, ha i pantaloncini corti ed uno zaino sempre troppo pesante. Lui può entrare nella chiesa vestito com’è. A mezzogiorno, sempre per lui, è celebrata la S.Messa del pellegrino. Ogni nazione, ogni gruppo è ringraziato dal sacerdote celebrante per il suo impegno, per la costanza, per la fatica (tanta, tantissima) che ha fatto. Il pellegrino s’inginocchia al centro del «Portico della Gloria», poi si dirige all’altare maggiore per abbracciare la statua di San Giacomo, impreziosita dall’anno 1211 con vestiti e gioielli del XVII secolo. Subito dopo scende nella sottostante cripta, dove sono conservate le reliquie del santo. Se fortunati (solo in occasione dell’Anno Santo de Compostela la cerimonia è quotidiana), è possibile assistere all’oscillare spettacolare da un estremo all’altro della navata a crociera del «Botafumeiro». Un gigantesco turibolo dell’incenso che sfiora i fedeli. Ma il cammino per giungere a questo sacro luogo della cristianità (il terzo per importanza dopo Roma e Gerusalemme), è composto di tanti tasselli e da molte giornate di cammino (almeno 33 tappe continuative). D’innumerevoli esperienze quotidiane, suggestioni e scenari indescrivibili. Dalle zone rocciose e boscose della Navarra pirenaica, a quelle secche desertico-continentale della Castiglia-Leòn, alle ventose ed umide del Bierzo e della Galizia. Un comune denominatore ti lega a questo tracciato. Le frecce gialle ed i cippi in pietra per indicare, non molto bene per la verità, la lunga via da est verso ovest. Fondamentale è aver con sé la «Credencial» (Credenziale). Un documento che attesta che stai facendo il cammino a piedi (oppure in bici o con il cavallo), dove ogni giorno nei rifugi (o presso i conventi e gli ospizi), ti sarà apposto il «sello» (il timbro), quale riprova che hai percorso quel tratto di sentiero. Giunto alla meta potrai così ottenere la «Compostela», la quale certificherà l’avvenuto pellegrinaggio “pietatis causa”. Altro simbolo del pellegrino è il «bordone» (bastone) ma soprattutto la «concha» (la conchiglia o capa santa). Simbolo e logo ufficiale del «camiño». Conchiglia che un tempo serviva quale riprova dell’avvenuto pellegrinaggio, e che era raccolta sulla costa atlantica a Finis Terrae, l’odierna Finisterre. Estremo lembo occidentale della Spagna, dove accanto all’ultimo crocefisso innalzato davanti dell’oceano, sono bruciati gli indumenti e le scarpe usate durante il cammino. Un rito propiziatorio e nello stesso tempo liberatorio. Un segnale per avvisare dei pericoli i naviganti, in questo tratto di mare della «Costa da Morte», dove le navi spesso si sfracellavano sulle scogliere. Indescrivibile il panorama, l’emozione, l’odore della salsedine, il gracchiare dei gabbiani e la lontana melodia celtico-galiziana suonata da un viandante. Queste e molte altre sensazioni, sono state condivise con un gruppo di giovani infermieri/e dell’ospedale di Trento. Molti di questi ragazzi/e sono impegnati nel gruppo dell’O.P.L.A. (Oratorianos Por Los Andes) fondata nel 1999 a Trento, per aiutare nell’ambito del Mato Grosso le popolazioni peruviane della regione Ancash. Attività che vede impegnati questi giovani, coordinati da Andrea Maraschi e Lorenzo Iori, in diversi lavori a domicilio (giardinaggio, pulizia, sgombero cantine, ecc.), per inviare poi il ricavato del lavoro volontario ai padri missionari. Tra questi il trentino padre Alessandro Valenti di Bondo, missionario nel sud del Perù nella città-villaggio di Tortora. Alcuni di questi volontari hanno condiviso (oltre a questo pellegrinaggio) anche l’esperienza diretta in alcuni campi di lavoro in Perù, ritornando poi ancor più convinti e determinati della loro scelta cristiana ed al servizio dei più poveri e deboli. Il «Camiño de Santiago» è stato quindi non solo l’occasione per una gran bell’esperienza escursionistica, ma la condivisione di un più ampio progetto di vita e d’impegno sociale, del quale il Trentino n’è particolarmente ricco, anche se ai più è completamente sconosciuto. Arrivederci dunque al prossimo pellegrinaggio ed ancora un ben augurale «hola, buen camiño peregrino».
 
 
 
 
 
 
 
 
nella foto:
cattedrale di Santiago
la croce a Capo Finisterre
alcune immagini del cammino
cura delle piaghe
gruppo ragazzi trentini
cippo chilometrico
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