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Centrali Operative - non solo un numero telefonico d’emergenza -
TRENTO – Con quest’inchiesta inizia un lungo viaggio che ci porterà alla scoperta delle diverse centrali operative attive in ambito provinciale...

Centrali Operative
- non solo un numero telefonico d’emergenza -
TRENTO – Con quest’inchiesta inizia un lungo viaggio che ci porterà alla scoperta delle diverse centrali operative attive in ambito provinciale, e di altre in funzione a livello nazionale. Un’inchiesta non facile, durata alcuni mesi, soprattutto per ottenere le necessarie autorizzazioni, e per la presenza sul territorio di tanti, troppi numeri d’emergenza o di pubblica utilità, che spesso crea una gran confusione ai cittadini. In particolare agli stranieri ed ai turisti, quando hanno bisogno di un aiuto immediato e sicuro. Siamo, infatti, ahimé ancora lontani, dall’istituzione di un unico numero nazionale d’emergenza, valido per ogni tipo di richiesta, soccorso o necessità. Ancor peggio se ampliamo la nostra indagine in ambito europeo, per non dire poi come siamo messi male a livello mondiale, alla faccia della tanta decantata globalizzazione. Se nell’ambito della Comunità Europea esiste “teoricamente” solo il numero d’emergenza «112», basta andare nel Regno Unito ed in molte nazioni del Commonwealth per trovare il numero d’emergenza «999», il «111» in Nuova Zelanda, il «119» in alcune parti dell’Asia, il «991» in Malesia, lo «000» in Australia, sino al notissimo «911» negli Stati Uniti d’America e nel Canada. Il numero unico d’emergenza, a livello europeo, sarebbe solo ed unicamente il «112» (corrispondente al numero d’emergenza dei nostri Carabinieri), giusto quanto stabilito dalla Direttiva del 2002/22/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 7 marzo 2002 “relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e di servizi di comunicazione elettronica”, al cui articolo 26, quarto comma, stabilisce che “gli Stati membri provvedono affinché i cittadini siano adeguatamente informati in merito all’esistenza e all’uso del numero d’emergenza unico europeo 112”. Basti pensare che il nostro «113», corrispondente alla Polizia di Stato non esiste in quasi nessun altro paese; così come il «115» dei Vigili del Fuoco, mentre il numero dell’emergenza sanitaria «118», tanto per fare un esempio, nel Regno Unito, in Francia o in Germania corrisponde al servizio informazioni elenco abbonati. Ma tant’è, in Italia le cose vanno diversamente, anche se per dovere di cronaca, proprio in questi ultimi mesi qualche cosa si sta muovendo. Recentemente, infatti, il Governo ha annunciato l’avvio del «112 nazionale» entro la fine del 2007, con la conseguente chiusura delle altre numerazioni d’emergenza. Vedi la risposta del Sottosegretario per le Comunicazioni onorevole deputato Giorgio Calò, all’interrogazione parlamentare dell’onorevole deputato Renato Galeazzi - n. 5/00574 del 25 gennaio 2007; oppure quella fornita dal Sottosegretario di Stato per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione senatrice Beatrice Magnolfi all’onorevole senatore Roberto Manzione, nella seduta del Senato n. 092 del 23 gennaio 2007. Tutto ciò con riferimento da quanto è stabilito con Decreto del Ministero delle Telecomunicazioni (Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 2006), in attuazione dell’articolo 127, comma 4, del decreto legislativo del 30 giugno 2003 n. 196. Ma ritorniamo a noi, e con i piedi ben saldi a terra. La chiamata d’urgenza ha lo scopo di attivare il servizio d’emergenza e d’ogni altro servizio necessario in relazione alla richiesta di soccorso, per qualunque situazione nella quale si ravvisa un pericolo per la vita, per l’ordine pubblico, per le cose e gli animali. L’emergenza è dunque una situazione che rappresenta una minaccia immediata per la vita umana (cose ed animali), con una serie di priorità necessarie per affrontare le diverse situazioni nel caso gli infortuni siano più di uno. La chiamata d’emergenza è soltanto un anello del soccorso, che deve essere fatto dopo la protezione e l’esame primario dell’infortunato. La maggior parte di richiesta d’aiuto sono fatte utilizzando il telefono fisso, o come spesso accade in questi ultimi anni, grazie all’avvento dei telefonini portatili (cellulari). Ben più rare le chiamate di soccorso, da parte di privati, utilizzando le radio ricetrasmittenti. Queste per lo più sono usate dai naviganti sulla banda nautica VHF in FM sulla frequenza 156.800 MHz simplex (canale 16-emergenza e soccorso), oppure in HF sulla frequenza 21.820 kHz (altre frequenze d’emergenza in mare sono 41.250 - 62.150 - 82.910 kHz), utilizzando in fonia il termine «May-Day/May-Day», che è anche usata a bordo degli aeromobili in gamma VHF in AM sulla frequenza 121.500 MHz (per gli aerei civili), o sulla frequenza 243.000 MHz. (per gli aerei militari). Quanti usano le radio C.B. (Citizen Band) sui 27.000 MHz, utilizzano il canale 9 (27.065 MHz), il canale 19, oppure il canale 5 (in genere in uso tra i camionisti). I radioamatori O.M. (Old Man), in possesso di licenza ministeriale, usano principalmente la gamma VHF dei 144.000 MHz (con i relativi ponti radio denominati R0, R1, R2, etc.), oppure delle altre gamme specifiche in UHF e HF. Quanti, invece, operano con delle ricetrasmittenti nella banda UHF (LPD) sulle frequenze dei 433.000 MHz, utilizzano il canale 8 con tono 0 (Ctcss); mentre nella banda UHF (PMR) sui 446.000 MHz, si usa il canale 8 con tono 0 (Ctss). Nelle zone alpine (Francia e Svizzera) si usa la banda VHF sui 161.300 MHz, mentre in ambito locale la S.A.T. (Società degli Alpinisti Tridentini) utilizza la banda in VHF sulla frequenza dei 160.462,5 MHz. Il Dipartimento della Protezione Civile nazionale opera sulle frequenze dei 43.000 MHz o dei 160.000 MHz, anche se all’orizzonte vi sono dei nuovi servizi di radio-tele comunicazione, denominati Wi-Max e Tetra. Praticamente in disuso le chiamate in alfabeto morse (lo storico S.O.S. ideato da Samuel Morse nel 1835 composto con i tre punti, tre linee, tre punti), oppure i segnali acustici (con un fischietto), o luminosi (con una torcia) ripetuti per sei volte nell’arco di un minuto. Oggi fortunatamente siamo a tutt’altro livelli di comunicazione, specialmente da quando a livello mondiale, siamo entrati nell’era di internet e dei satelliti geostazionari. Ma ritorniamo ai nostri numeri telefonici. A livello nazionale esistono diversi numeri d’emergenza che ora elenchiamo uno ad uno. Il 112 corrisponde all’Arma dei Carabinieri (la Benemerita); il 113 alla Polizia di Stato; il 115 al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco; il 117 alla Guardia di Finanza; il 118 all’Emergenza Sanitaria. Abbiamo poi a livello extraprovinciale, e quindi non abbiamo materialmente presente la centrale operativa a livello locale (seppur ovviamente contattabile telefonicamente da ogni parte del nostro territorio), il numero 114 relativo all’Emergenza Infanzia (ex-Telefono Azzurro) con sedi a Milano e Palermo; il 803.116 già 116 del Soccorso Stradale ACI con basi operative a Roma e Milano; il 1500 per l’Emergenze Sanitarie presso il Ministero della Salute a Roma (per pandemie cicliche, minaccia bioterrorismo, Sars, etc); il 1515 del Corpo Forestale dello Stato (attivo dal 1 luglio 1997 con centrale operativa a Roma); il 1518 del CCISS-Traffico e Viabilità con centrale operativa a Roma; il 1522 relativo al Servizio Antiviolenza Donna con postazione telefonica a Roma; il 1530 Emergenza in Mare-Numero Blu della Guardia Costiera-Capitanerie di Porto, con centrale operativa per il Triveneto presso la Capitaneria di Porto di Venezia. Altri numeri di un certo interesse sono quelli relativi ai Centri Anti Veleno (C.A.V.) e Centri Grandi Ustioni (C.G.U.). Abbiamo, inoltre, il 1525 Servizio Emergenze Ambientali e il 1544 Servizi della Polizia Penitenziaria. Le popolazioni del Trentino-Alto Adige possono fare riferimento per i C.A.V., all’Ospedale Niguarda di Milano (tel.02-661.010.29) o all’Ospedale Civile di Padova (tel.049-827.550.78). Per i C.G.U., invece, i nostri centri di riferimento sono l’Ospedale Borgo Trento a Verona (tel.045-812.238.0) o l’Ospedale Civile di Padova (tel.049-821.271.0). In caso, invece, di perdita sostanze tossiche e nocive (e per il successivo recupero e ripristino ambientale) si può interpellare il numero verde 800.017.292 (Petroltecnica di Rimini). Altri numeri d’emergenza ed interesse pubblico sono quelli dei servizi le società erogatrici acqua, gas ed energia elettrica. Altre centrali operative sono attive presso i diversi istituti di vigilanza privata. Un altro numero telefonico, di una certa importanza per i turisti ed i lavoratori impegnati all’estero in aree politicamente critiche, è quello dell’Unità di Crisi presso il Ministero degli Affari Esteri a Roma (tel.06-636.911). Un centro specificatamente rivolta ad analizzare specifiche aree di tensione internazionali al fine di garantire la sicurezza ed il monitoraggio degli interessi italiani all’estero, con la collaborazione delle rappresentanze diplomatiche all’ estero. Altre centrali operative sono quelle dislocate presso i moltissimi comandi di Polizia Municipale a livello nazionale, o quelle in funzione a cura delle rispettive società autostradali italiane. Durante la nostra inchiesta abbiamo visitato quella del Comando della «Polizia Municipale Trento-Monte Bondone» (tel.0461-916.111), e quella particolarmente avveniristica della società «Autostrada del Brennero-Brennerautobahn A22», dislocata nella sede generale della società autostradale, a fianco del casello di Trento Centro, preso il C.A.U.-Centro Assistenza Utenza (tel.0461-980.085 oppure al numero verde 800.279.940), con l’annesso C.O.A.-Centro Operativo Autostradale della Polizia Stradale (tel.0461-212.992/3). Iniziamo allora questo lungo viaggio tra le centrali operative, scusandomi sin d’ora per eventuali errori ed omissioni .
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